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Beatrice di Tenda
chiude la Stagione 2010 al Teatro massimo Bellini di Catania

Andata in scena per la prima volta il 16 marzo del 1833 al Teatro La Fenice di Venezia, Beatrice di Tenda non riscosse quel successo auspicato dai suoi autori, anzi l'accoglienza negativa da parte del pubblico aprì un contrasto fra Vincenzo Bellini e Felice Romani che portò a conflitti e litigi fino alla rottura definitiva di un proficuo rapporto che dal Pirata a fino a Norma aveva dato dei frutti a dir poco sorprendenti e sbalorditivi per il melodramma italiano ottocentesco.
Sintomatica è la testimonianza della vicenda lasciataci dal compositore catanese nella oramai celebre lettera a Filippo Santocanale da Venezia del 25 marzo 1833: «…Mi s'imputò la colpa di avere ritardato l'opera sino al 16 corrente mentre era del poeta; ed il partito contrario alla Pasta, che è possente ed il più che fa rumore, si è unito a quello a me direttamente avverso, e così nella prima sera si fece un tal chiasso, gridando, zittendo, ridendo ec. ec. che mi sembrava di trovarmi in una fiera, talmente, che tutta l'alterigia siciliana s'impossessò di me e quasi il mio aspetto intrepido si impose ad alcuni e di più inviperì gli altri; perché in quattro o cinque pezzi di molto effetto il pubblico mi chiamò ma io ero come inchiodato nel mio sedile. Nelle altre due rappresentazioni fu applaudita in cinque o sei pezzi, e la folla fu tanta che l'impresa introitò sempre, quasi il doppio dei biglietti della prima rappresentazione. Se la cassetta del teatro, come si dice, è il vero termometro del piacere, la mia opera ha fatto furore. Solo aggiungo che la Zaira, fischiata a Parma, trovò vendetta ne'Capuleti; la Norma in parte disapprovata nelle prime rappresentazioni che ebbe a Milano, la trovò in sé stessa; la Beatrice, che io stimo non indegna delle sue sorelle, spero che la troverà anche in se stessa».
L'acuta profezia del compositore si avvererà, infatti la Beatrice di Tenda sarà in tutto l'Ottocento una delle opere belliniane più rappresentate, come ha giustamente evidenziato Fulvio Stefano Lo Presti nel suo studio «Beatrice non lasciò presto la splendida assemblea» inserito nel programma di sala realizzato dal nostro teatro in occasione dell' edizione del 1997: «… Beatrice di Tenda venne rappresentata nell'Ottocento in più di trenta paesi europei e delle due Americhe e fu la prima opera di Bellini ad essere eseguita in Argentina (nel 1849 al Teatro Victoria di Buenos Aires)». Agli inizi del 900 l'opera sembrò scomparire dai cartelloni delle stagioni teatrali per riprendere invece quota nella seconda metà del secolo ad opera di Gino Marinuzzi e venire più frequentemente rappresentata ai nostri giorni.
 L'edizione che ha suggellato la stagione 2010 del nostro Teatro Massimo Bellini, la cui prima ha avuto luogo venerdì 3 dicembre c.m., è stata allestita e prodotta in loco e in verità bisogna segnalare nel complesso la buona resa e fattura in quasi ogni suo aspetto, da quello musicale e vocale a quello scenico e coreografico.
La regia, le scene e luci di Henning Brockaus sono riuscite a ben rendere l'atmosfera oppressiva e opprimente del castello di Binasco, sinistro maniero nel quale verrà consumato l'uxoricidio di Beatrice, ma alquanto gratuite e fuori luogo ci sono parse le varie proiezioni di maschere, di profili, di figure, di forme vaghe e talora cangianti, visioni quasi pronube per fantasie sinestesie gestaltiche atte ad accrescere l'emotività visiva e sonora già insita nell'opera.
La direzione di Antonio Pirolli ha saputo cogliere la pregnanza musicale della non facile partitura, riuscendo a cesellare con eleganza e perizia i passaggi più ardui (quasi ogni aria della Beatrice è preceduta da un'introduzione strumentale) coadiuvato in ciò dalla buona prestazione tecnica ed interpretativa offerta dall'orchestra del teatro. Sempre precisi ed accurati sono stati anche gli interventi del coro del Bellini, preparato, come sempre, con grande perizia da Tiziana Carlini.
Il baritono Michele Kalmandi ha dato al personaggio di Filippo Maria Visconti un'ottima prestanza fisica ed una robusta recitazione mentre la sua voce, seppur molto calda ed espressiva nei momenti teneri mostrava qualche volta le corde per quanto riguardo forza e potenza. Dimitra Theodossiu, protagonista eponima, ha certo dominato la sua tessitura ed è riuscita a creare momenti di alta e struggente commozione, evidenziano solo qualche defaillance nei filati e cedendo inaspettatamente nei terribili re bemolle acuti.
Il mezzo-soprano Josè Maria Lo Monaco nel ruolo di Agnese del Maino ha davvero colto nel segno offrendo un personaggio a tutto tondo sia da un punto di vista vocale che scenico e drammaturgico. La sua voce calda, espressiva, penetrante, incisiva, dall'arcata canora plastica, ha trovato adeguato rilievo in una recitazione nella quale la complessità psicologica del personaggio veniva resa ed esteriorizzata in tutta la sua pienezza emotiva. Il tenore Alejandro Roy si è rivelato un Orombello di tutto rispetto, di particolare magia e incanto ci è parsa la sua esecuzione dell'aria “Angiol di pace”.
Sono da evidenziare inoltre dello spettacolo le due ottime prove vocali offerte da Michele Mauro (Anichino) e da Alfio Marletta (Rizzardo del Maino), così come i rilucenti costumi di Giancarlo Colis e le delicate e colorate coreografie di Emma Scialfa.
Giovanni Pasqualino
5/12/2010
Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini di Catania.
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