L'ESEMPIO DI FLÓREZ
Il 6 Febbraio Juan Diego Flórez faceva il suo primo concerto con orchestra al Palais des Beaux Arts di Bruxelles (non però il primo nel Belgio, e alla capitale dell'Europa aveva presentato un concerto con pianoforte a La Monnaie ). È ardua impresa recensire una serata del tenore peruviano senza cadere in una lunga monotona serie di termini superlativi, tale è il suo livello di eccellenza. Forse conviene partire da quanto non è stato sempre così perfetto, e cioè l'orchestra. La National del Belgio è abituata (ma non abbastanza) ai concerti d'opera (poco tempo fa ne hanno accompagnato uno di Roberto Alagna ed è meglio lasciar perdere) ma, come quasi tutte le orchestre sinfoniche, non sembra amare particolarmente questo compito. Si sono esibiti al meglio, naturalmente, nella ‘Méditation' della Thais massenetiana. Sicuramente non hanno provato molto, ma la sinfonia di Un giorno di regno era piuttosto bandistica, quella dell'Otello rossiniano pesante perfino nel crescendo e quella di Cimarosa per Il matrimonio segreto noiosa e priva di finezza. Non tutta la colpa sarà stata del maestro Alessandro Vitiello che accompagnava discretamente il tenore nelle arie.
Quella di ‘Paolino' del Matrimonio serviva a Flórez per riscaldare la voce e ha fatto capire perché il giovane artista si mostri riluttante ad affrontare Mozart. Poi però è salito in cattedra con la lunga aria dell'Otello, ormai un suo cavallo di battaglia: i fiati, le agilità, gli abbellimenti erano stupefacenti come la prima volta (per me era la terza in realtà e non avrei niente contro una quarta, una quinta ecc). Seguiva dettando cattedra nel ‘Qui tollis' della Messa di gloria del Pesarese, forse non il suo pezzo migliore ma irto di difficoltà che per Flórez sembrano invece un gioco (quei trilli!). ‘Viens gentille dame' da La dame blanche di Boieldieu era incredibile: avessero filmato in primo piano la testa, avremmo una completa lezione di tecnica così completa che fa diventare facile il difficile.
Qualche distinguo per le arie del Rigoletto verdiano: molto bene ‘Questa o quella', magnifica ‘La donna è mobile', ma il recitativo e aria ‘Ella mi fu rapita…Parmi veder le lacrime' (non compresa la cabaletta che un anno fa in teatro presentava qualche difficoltà) richiedono un'intensità nel fraseggio e un mordente che per ora non sono nelle corde di Flórez. So benissimo che grandi liricoleggeri hanno cantato in modo straordinario il personaggio e che tecnicamente Flórez è molto più preparato di alcuni suoi colleghi che cantano o hanno cantato spesso questo ruolo, ma mi pare che per il momento non sia consigliabile la frequentazione in forma completa (in compenso, gli altri grandi non erano così grandi in Rossini. Mi pare che gli aspiranti a tenori assoluti – se la categoria esiste, cosa ch'io non credo nemmeno nel caso dei soprani – se ne siano ben guardati…). Lo stesso vale per il ‘Romeo' di Gounod, ma l'aria del secondo atto (‘Ah, lève-toi soleil!') sembra scritta per il cantante ed è stata fantastica (quando si pensa agli atti seguenti però – il concertato dell'atto terzo, il grande duetto del quarto tanto per incominciare, le richieste sono troppe e di altro ordine). Quando ha cantato l'aria del tenore di Un giorno di regno, dove Verdi è stato molto più tradizionale e meno personale, faceva semplicemente sognare. E ancora di più quando rispondeva agli applausi con la sezione dei ‘nove do' dell'aria di Tonio ne La fille du régiment. Il pubblico è giustamente impazzito (anche al presentarsi dell'artista in palcoscenico) e i suoi connazionali gli dedicavano parole di affetto e sventolavano bandiere del Perù. È facile capire l'orgoglio nazionale per una figura della cultura diventata senz'altro mitica (con più diritti di qualche calciatore), ma appunto perciò Flórez appartiene al mondo e alla storia della musica, il più universale dei linguaggi…
Jorge Binaghi
16/2/2011
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