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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 

 

Teatro La Fenice Opera collection

Sei perle del melodramma in un cofanetto della Dynamic

Capita davvero raramente di trovare riunite in un cofanetto opere poco note al grande pubblico, ma che rappresentano, ciascuna nel proprio genere, un vero gioiello, non solo da un punto di vista musicale, ma anche e soprattutto da quello dell'edizione, arricchita da cantanti validissimi, da un'egregia direzione d'orchestra, e soprattutto da una regia quanto mai coinvolgente.

Parliamo di un pregevole cofanetto edito dalla Dynamic, contenente sei DVD, dal titolo Teatro La Fenice Opera Collection: Daphne di Richard Strauss, Pia de'Tolomei di Gaetano Donizetti, Maometto Secondo di Gioachino Rossini, Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, Le roi de Lahore e Thaïs di Jules Massenet.

Una vera sorpresa è stata la poco rappresentata in Italia Le Roi de Lahore: un'opera meravigliosa, dove lo splendore della musica operistica francese, sensuale, raffinata e sontuosa, si arricchiva di echi orientaleggianti e di ammicchii all'opera italiana. Va soprattutto messo in risalto il fatto meritorio che, diversamente da quanto accade con molte opere cosiddette rare e inconsuete, tutto il cast vocale era perfetto, trovando sia nel protagonista maschile, Giuseppe Gipali, che nella primadonna, Ana Maria Sánchez, voci magnifiche e molto musicali. Anche i comprimari Vladimir Stoyanov, Federico Sacchi, Cristina Sogmaister e Riccardo Zanellato hanno dato prova di grande professionalità e di ottime doti sceniche. L'orchestra del teatro La Fenice, compatta e serrata in tutte e sei le opere, ha trovato in Marcello Viotti un direttore elegante, misurato e rispettoso della partitura, poco o nulla incline agli eccessi divistici che spesso affliggono questa categoria.

Più nota, Thaïs si è avvalsa di un'Eva Mei in splendida forma e di uno strabiliante Michele Pertusi, che è riuscito a rendere con estrema versatilità l'ambiguità del protagonista maschile, monaco-amante inconsapevole.

Sul versante dell'opera italiana, Pia de' Tolomei è stata una piacevole riscoperta, anche se avremmo preferito, nel ruolo eponimo, un canto più disteso di quello offerto da Patricia Ciofi, evidentemente non del tutto a suo agio nella parte.

Magnifico anche Les Pêcheurs de Perles, dove ancora una volta la genialità della musica francese si sposa alle suggestioni d'Oriente: la regia inquietante e fascinosa di Pier Luigi Pizzi (che ha firmato anche Maometto Secondo e Thaïs) ha esaltato la struggente musica di Bizet, che all'amore riesce sempre a donare accenti sublimi.

Maometto Secondo, opera dalle lunghe vicissitudini, rifiutata da Rossini e rielaborata totalmente ne L'Assedio di Corinto, rappresenta senz'altro un evento unico per gli appassionati del genio pesarese: Lorenzo Regazzo, nel ruolo eponimo, ha ricreato un arabo torbido e tenebroso, crudele e appassionato, tenero e focoso, senz'altro agevolato, oltre che da una voce dal timbro gradevole e dalla sua grande musicalità, anche e soprattutto da un physique du rôle fascinoso e possente.

Ultima, la Daphne di Richard Strauss, opera novecentesca in un atto, rievocazione del mito classico di Daphne, ninfa amata da Apollo e tramutata poi nella fronda peneia di dantesca memoria: protagonista una June Anderson che conferma ancora una volta la sua estrema perizia tecnica e le sue notevoli doti vocali, che le hanno permesso di padroneggiare senza grandi incertezze una tessitura qua e là notevolmente impervia, tessitura nella quale il soprano, che ha da sempre trovato il suo terreno d'elezione in Bellini e Verdi, sembrava non del tutto a suo agio, almeno nella parte iniziale. Bravissimi anche i due comprimari, Leukippos, interpretato dal tenore Roberto Saccà, dotato di una perfetta dizione tedesca, e Apollo, reso con grande potenza dal tenore Scott Mac Allister. Davvero geniale la regia di Paul Curran, basato su un gioco di piattaforme mobili concentriche, sulle quali si snoda, nel finale, il lungo percorso orchestrale che condurrà la fanciulla alla sua metamorfosi in albero.

Giuliana Cutore

10/7/2009