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Barcellona

Ritorna Hamlet in concerto

Due recite al Liceu dell'opera di Thomas, che non si vedeva dal 2003, data della trionfale riesumazione scenica con la Dessay e Keenlyside, dimostrano, visto il successo e la presenza di pubblico (c'era perfino Pierluigi Pizzi), che si tratta di un titolo raro ma gradito quando lo si fa bene, o molto bene.

Daniel Oren si presentava con un autore non molto da lui frequentato ma questo era un bene perchè non cantava com'è solito fare anche se si agitava tanto che faceva cadere un grosso fascicolo della partitura, ma il maestro, già dalla mirabile gradazione di dinamiche nel corto preludio, esibiva notevole padronanza dello stile, e l'orchestra gli rispondeva benissimo – faceva anche salutare i solisti e non solo a fine recita, a parte, come sempre, applaudire i cantanti dopo arie o duetti accolti bene dal pubblico. Altrettanto bene si è comportato il coro, preparato da Conxita García.

Carlos Álvarez si mostrava molto – troppo? – attento alla partitura ma il suo protagonista era di alta scuola, anche se i momenti più cantabili, in particolare l'ultima romanza e il celebre brindisi, facevano pensare a un'opera italiana e non a una francese – la dizione, però, era più che buona.

Se si cerca una grande interpretazione allora si dovrà parlare di Diana Damrau al suo primo incontro con Ophélie. Può darsi che i sovracuti siano stati scarsi e/o prudenti, e che il centro risulti un punto indebolito, ma la classe della cantante e dell'artista faceva di ogni momento suo – non parliamo poi della scena della pazzia, stupefacente – una lezione. L'unica che in espressività poteva contenderle la palma era la regina Gertrude di Eve-Maud Hubaux, anch'essa molto applaudita: l'unico punto debole sono i gravi per la maggior parte aperti e non della qualità degli altri registri, in particolare gli acuti. Celso Albelo era Laerte, una parte piccola per il tenore canario, che comunque spiccava. Il basso Nicolas Testé non incominciava molto bene come l'usurpatore Claudius e pareva piuttosto un baritono. Migliorava nella sua grande scena dell'atto terzo, ma purtroppo l'acuto finale gli creava dei problemi. Sarebbe stato il caso di dare questa parte al bravo Rubén Amoretti che invece cantava bene le non molte frasi di Polonius.

Corretto, ma con un'emissione da rivedere, l'ombra del padre di Hamlet, il basso Ivo Stanchev. Funzionali Albert Casals (Marcellus) ed Enrique-Martínez Castignani (Horatio) e molto interessanti il baritono Carlos Daza e il veterano ma sempre valido tenore Josep Fadó (i due becchini).

Jorge Binaghi

15/3/2019

La foto del servizio è di Antonio Bofill.