RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Rigoletto

al Teatro Massimo Bellini di Catania

All'insegna della tradizione e con calorosi consensi di pubblico e critica si è conclusa la Stagione Lirica e dei Balletti 2011 del Teatro Massimo Bellini di Catania, con la messa in scena di un Rigoletto (la prima ha avuto luogo mercoledì 7 dicembre) non certo lontano dai binari della consuetudine, ma non per questo ordinario, né tantomeno vanamente oleografico.

Il merito precipuo del successo va senz'altro attribuito al creativo Roberto Laganà, curatore di regia, scene, costumi e luci, che ha saputo imprimere a tutta la vicenda un moto vorticoso di quadri sempre più coinvolgenti e suggestivi culminanti nella catastrofe finale, tragico e funesto adempimento di un' irata e accorata maledizione che sembra trovare ascolto, sostegno e definitivo soddisfacimento nella volontà della divinità suprema. È anche da evidenziare la precisa, accurata e circostanziata ricostruzione storica del milieu realizzata dall'estroso regista, rimasto sempre attento e puntuale anche al rifacimento dei pur minimi particolari riguardanti l'arredamento, gli abiti, le acconciature e quant'altro.

La direzione dell'orchestra e del coro da parte di Roberto Paternostro è stata quanto mai snella, agile, dinamica e sicura, anche se in alcuni passaggi, come per esempio nell'aria “Cortigiani vil razza dannata”, ci è parsa forse troppo affrettata e rutilante, perdendo quell'accorata veemenza tipica dell'invettiva disperata.

Ivan Magrì (Duca di Mantova) si è mosso agevolmente e con disinvoltura all'interno della tessitura affidata alla sua voce, anche se abbiamo potuto evidenziare qua e là qualche piccola sgranatura dei suoni, specie nell'emissione delle note più acute. Carmelo Corrado Caruso (Rigoletto) ha messo in campo delle ottime prestazioni mimiche e drammaturgiche non sempre uguagliate da quelle canore, che talvolta perdevano smalto e solida timbratura. Gladys Rossi (Gilda) ha saputo ben cogliere le più profonde tonalità psicologiche ed emotive del personaggio sia da un punto di vista vocale che scenico. Aleksandar Stefanoski (il conte Monterone), pur possedendo una maestosa presenza scenica ed una morbida e nobile voce, ha mancato di forza e potenza sonora. Ramaz Chikviladze (Sparafucile) e Monica Minarelli (Maddalena) si sono rivelati, specie nel quartetto finale, professionisti di buona caratura. Da segnalare la pregevole prova fornita dal coro del nostro teatro, preparato come sempre con estrema perizia e sagacia da Tiziana Carlini.

Registriamo da parte di alcuni affezionati abbonati un suggerimento, che giriamo ai dirigenti del nostro teatro, riguardante la proiezione, sotto l'arco di proscenio, del testo del libretto nel corso della recita. Questa consuetudine, riservata di solito alla traduzione in lingua italiana delle opere tedesche, francesi, spagnole, russe ecc, dovrebbe essere estesa anche alle opere italiane per facilitare al pubblico non competente la comprensione di parole, azione e trama.

Giovanni Pasqualino

8/12/2011

Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini di Catania.