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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Diceria dell'untore

di Gesualdo Bufalino

inaugura la Stagione 2009/2010 dello Stabile

In linea di massima non siamo contrari ai così detti adattamenti che permettono ad una trama, ad una storia o situazione psicologica, di passare da un genere letterario ad uno teatrale, da uno teatrale ad uno filmico, televisivo e così via, specie quando non snaturano lo spirito dell'opera, la sua intima essenza, il suo significato più profondo. Noi personalmente vediamo l'adattamento come una traduzione da una lingua in un'altra. Così come una traduzione efficace non dovrebbe essere né troppo letterale ma neanche troppo libera, suo requisito precipuo e fondamentale sarà però quello di saper ripristinare esattamente lo spirito, l'essenza, la peculiarità del messaggio originario.

La trasposizione teatrale del romanzo di Gesualdo Bufalino Diceria dell'untore realizzata da Vincenzo Pirrotta per l'inaugurazione della Stagione 2009/2010 del Teatro Stabile di Catania, ha invero mantenuto tutta la forza, bellezza, plasticità e fascinazione barocca dell'originale, anche perché di fatto gli attori recitavano pagine della stessa opera, saggiamente estrapolate ed adattate alla scena.

La vicenda si svolge nel 1946 in un sanatorio della Conca d'oro dove si intrecciano le vite dei malati a quelle dei medici, infermieri e visitatori e dove il tema predominante è sempre lo stesso: la morte con tutti suoi risvolti talora tragici, qualche volta ironici e talaltra liberatori da un'esistenza greve e penosa.

L'inventiva registica di Vincenzo Pirrotta ha saputo far travasare sul palcoscenico la forte icasticità della scrittura di Gesualdo Bufalino, conservandone il disilluso ghigno beffardo davanti al mistero della vita. La stessa forza, lo stesso ieratico e filosofico cinismo il bravo artista ha saputo infondere al personaggio da lui rappresentato (Il Gran Mago).

Luigi Lo Cascio, nei panni dell'io narrante del romanzo originario, ha saputo cogliere tutte le varie intonazioni del testo, i suoi colori, le sue ridondanze, i suoi echi, le sue evocazioni liriche. Vitalba Andrea (Adelina) ha reso alla perfezione il personaggio de La puttana della Kalsa mettendo in evidenza doti recitative e drammaturgiche non comuni. Ben inseriti nei ruoli assegnati loro gli attori Giovanni Argante (Sebastiano), Giovanni Calcagno (Padre Vittorio), Lucia Cammalleri (Marta). Tanto affascinante e avvolgente Nancy Lombardo nell'interpretare Voce di Latomia, la ragazza di città.

Parte integrante ed ineliminabile dello spettacolo sono state a nostro avviso le musiche ed i paesaggi sonori di Luca Maugeri eseguiti con estrema bravura da Mario Gatto, Salvatore Lupo, Michele Marsella e Giovanni Parrinello. La musica ha fatto da vero e proprio sfondo emozionale e psicologico all'intera performance.

Funzionali al testo ed efficaci alla resa drammaturgica erano le scene ed i costumi di Giuseppina Maurizi, ben dosati e misurati i movimenti coreografici di Alessandra Luberti, di inquietante suggestione le luci di Franco Buzzanca.

Giovanni Pasqualino

25/11/2009