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Al Teatro Valentino di Catania Omaggio a Pirandello 
Lo sfaccettarsi dell'uomo, vittima o protagonista del cinismo sociale; o di una sorte crudele in attesa della quale ci si aggrappa ai sapori della vita per coglierne il retrogusto dolce amaro. Così, in “Omaggio a Pirandello”,sulle scene del Teatro Valentino, a firma del regista Costantino Carrozza, nell'ambito del Progetto Primavera del centro Stabile di Produzione Quarta Parete. Un cast efficacissimo si cala nei meandri della vita, nel primo spettacolo carpita nel fascino di ogni attimo fuggente, che “L'uomo dal fiore in bocca” centellina tra l'angoscia di una morte di lì a poco ineluttabile, passata per caso a lasciargli un “dolce” epitelioma, e il sollievo, che da un fantasioso immaginare trae l'unica ragione di vita. E' una cruda dicotomia, quella che il protagonista, ovvero un avvincente Costantino Carrozza, vive nel dialogo con l'avventore del caffè notturno (Tony Gravagna),così assorbito dai fastidi quotidiani, nell'attesa del treno del mattino, da ignorare lo sciupìo della propria esistenza. Dialogo in un atto, che deriva dalla novella “Caffè notturno”, in seguito intitolata “La morte addosso” , dove l'ombra di quest'ultima non demorde sino alla fine, avvolta da silenzi e vestita rigorosamente di nero, compresi la cravatta e il cappello dell'uomo dal fiore, che non smetterà un attimo di impreziosire la sua immaginazione sulla vita degli altri,“come un rampicante attorno alle sbarre di una cancellata” , ad esiguo sostegno del suo tragico destino. Ben diversa l'atmosfera in “Cecè”, commedia briosa, primo atto unico scritto nel 1913 solo per la scena, dove un disinvolto Marco Cutrona, sfrontato e arrogante nelle sue molteplici identità (nota cifra pirandelliana), conquista l'amore di Nada ( Elisa Franco) lasciandole tre cambiali, che poi accollerà al povero commendatore Squatriglia, un duttilissimo Carrozza nei panni di un goffo bonario con un solo occhio, raggirato anche lui come la ragazza. Cecè appare l'uomo privo di qualsiasi morale, che manovra il malcapitato di turno per il proprio tornaconto. Ne uscirà vittorioso con Nada nelle sue grinfie amorose, beffata ancora una volta a tal punto da farle credere che ha consegnato le cambiali a uno strozzino ( ovvero Squatriglia), ignaro a sua volta dell'imbroglio. E infine l'umorismo de “La patente”, atto unico tratto dall'omonima novella del 1911,alla quale si è ispirato il film a episodi del 1953, con Totò protagonista, del regista Luigi Zampa. Ancora una volta protagonista Costantino Carrozza, che, nelle vesti di Chiàrchiaro, presunto iettatore ghettizzato dalla società, ne accentua la tronfia convinzione di utilizzare la iella come arma contro i suoi detrattori.
 Infatti, Chiàrchiaro pretenderà dal giudice (Tony Gravagna) bendisposto a liberarlo dall'infamia, il riconoscimento della professione di iettatore, quale vero e proprio capitale per esigere da tutti la tassa dell'ignoranza e della salute a un tempo,ovvero un'estorsione in piena regola. La novella ha goduto di una recitazione frizzante, con la partecipazione di Elvio La Pira ( Marranca), e nuovamente sulla scena Marco Cutrona (Primo giudice) ed Elisa Franco (Rosinella). Il pubblico presente ha tributato allo spettacolo vivi consensi.
Anna Rita Fontana
15/4/2010
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