|
Shylock, il mercante di Venezia in prova
Shel Shapiro e Moni Ovadia
Nata dalla penna di William Shakespeare, la figura di Shylock ha sempre esercitato un fascino senza dubbio ambivalente. Egli rappresenta il mercante ebreo che, data in prestito una determinata somma ad usura, per contratto stipulato bilateralmente, ne pretende la restituzione. In caso di inadempienza della controparte, il medesimo mercante viene esplicitamente autorizzato da una clausola dell'accordo a sottrarre una libbra di carne dal corpo del debitore. Ma l'ebreo non potrà riscuotere né il suo denaro, né tampoco la libbra di carne dovuta in sua vece, in quanto l'avvocato difensore della controparte gli intimerà di prelevare l'esatta libbra, né un grammo più né un grammo meno, senza peraltro pregiudicare la vita del suo cliente con eventuali dissanguamenti. L'ebreo non solo rinuncerà alla riscossione del denaro e della libbra di carne ma si sentirà apostrofato come mostro di venalità, cattiveria e mancanza di misericordia. Non sapremo mai se con Il mercante di Venezia William Shakespeare abbia voluto mettere alla berlina la proverbiale avidità di guadagno degli ebrei o se invece abbia voluto evidenziare il fatto che per essi non c'era neanche legalità e giustizia a garantirli dai soprusi dei così detti Gentili. Certo è che la performance Shylock il mercante di Venezia in prova, andata in scena al teatro Ambasciatori di Catania lo scorso 4 gennaio 2011 per la Stagione teatrale dello Stabile etneo, ha inteso sviluppare la seconda ipotesi storiografica. La trama dello spettacolo è molto semplice e si avvale dell'oramai battuto stilema del realizzare il teatro nel teatro: un produttore ed una compagnia di attori vogliono mettere su Il mercante di Venezia, e da ciò scaturiscono discussioni, controversie, confronti, polemiche, accordi e quant'altro; alla fine si procederà alla realizzazione del progetto.
La regia di Roberto Andò e Moni Ovadia ha saputo dar vita ad uno spettacolo appassionante e coinvolgente, riuscendo a far passare, con l'uso di un testo quanto mai brillante e lieve, un forte ed energico messaggio umanitario di tolleranza e disponibilità nei confronti delle minoranze (siano esse di carattere religioso, politico, ideologico) oltre che risultare piacevole e divertente in quanto ricco di musiche e coreografie avvincenti e strutturato quasi come uno scattante, agile, brioso e moderno musical.

Davvero esilaranti le interpretazioni offerte da Moni Ovadia (Il Regista) e Shel Shapiro (Shylock); quest'ultimo è stato negli anni sessanta il leader del celebre complesso The Rokes. Entrambi hanno dato voce viva e palpitante di afflizione e passione alle vicende della minoranza ebraica in Europa, alle persecuzioni subite, alle vessazioni patite, alle ingiustizie sofferte. Particolarmente versatile ci è parso Ruggero Cara nella parte dell'impresario affarista e venale. In perfetto ruolo le conturbanti, carnali e sensuali interpretazioni di Federica Vincenti (Porzia) e Lee Colbert (l'infermiera). Molto disinvolti e convincenti Roman Siwulak (l'eminenza grigia) e Maksym Shamkov (Il Cardinale a riposo). La Moni Ovadia Stage Orchestra formata da Luca Garlaschelli (contrabbasso), Massimo Marcer (tromba), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Vincenzo Pasquariello (pianoforte) e Paolo Rocca (clarinetto) ha dato vita a incisive e calde intersezioni musicali con l'esecuzioni di brani spazianti fra la musica leggera, gli Spirituals, il Jazz e la musica Klezmer. Di particolare suggestione ed assolutamente funzionali allo spettacolo si sono rivelate le scene di Gianni Carluccio, i costumi di Elisa Savi, le luci di Gigi Saccomandi e gli effetti sonori di Mauro Pagiaro.
Il numerosissimo pubblico intervenuto ha tributato salve di calorosi ed infiammati applausi sia alla pièce che ai bravissimi attori.
Giovanni Pasqualino
5/1/2011
Le foto del servizio sono di Raffaella Cavalieri - Iguana Press.
|