RECENSIONI
-

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Ritorna vincitor!

Opera tra le più spettacolari del mondo del melodramma, Aida è la tentazione per eccellenza dei registi d'opera, intessuta com'è di fasti faraonici, di un esotismo languido e sensuale, della nostalgia dell'esule e della forza dirompente di una passione che troverà il suo culmine nella morte più orribile che si possa immaginare, morte che la musica di Verdi riesce a tramutare in un celestiale canto di passione trasfigurata sino al sublime.

A questa tentazione non si è sottratto Enrico Castiglione, al quale Taormina Arte doveva già l'ottima regia dell'Aida del 2009: l'opera, in un nuovo allestimento scenico, è stata riproposta anche quest'anno al Teatro Antico, e bisogna dire che la seconda edizione ha di gran lunga superato la prima. Castiglione ha infatti ripreso l'impianto registico originale, incentrato su originalissime proiezioni tridimensionali che, sfruttando le colonne della cavea, danno vita di volta in volta a templi egizi, interni del palazzo del faraone, boschi di palme ammantati dalla luce lunare, ma è riuscito a correggere tutte quelle lievi imperfezioni che un'attenta visione della prima regia (che ci siamo presi la briga di rivedere nel DVD edito dalla Pan Dream insieme ad altre opere curate dal regista romano) avevano consentito di rilevare. Ad esempio, le luci, giocate stavolta nei caldi e avvolgenti toni del giallo, hanno conferito una maggiore luminosità all'insieme, e il corpo di ballo, attivo all'inizio del secondo atto e poi nella grandiosa scena della marcia trionfale, è riuscito a muoversi meglio, pur se su una larga scalinata (come nella prima regia), perché le movenze sono state giocate molto più sulla plasticità delle pose e degli arti superiori, che su pericolose e scomode piroette. Anche i nuovi costumi delle ballerine, fatti di lunghi veli, hanno permesso di ottenere migliori risultati, conferendo al tempo stesso un nuovo, tutto femminile, fascino all'insieme.

Ottima è stata anche la resa della celebre Marcia Trionfale: abolita la processione di statue della prima regia, il movimento è stato affidato ad un discreto numero di vessilliferi che, intersecandosi tra i personaggi e le masse corali, hanno conferito una più fluida plasticità all'insieme. E se delle danzatrici si è già detto, va comunque notata un'altra innovazione, che ha consentito di raddoppiare le sonorità dei fiati (un'intera sezione era stata collocata lateralmente alla cavea, in uno degli spazi originariamente destinati ai passaggi degli attori), senza sovrastare i cantanti, con un effetto che, unito a quello delle trombe egizie che suonavano sulla scena, ha contribuito senza dubbio alla perfetta riuscita del trionfo, che il numeroso pubblico non ha mancato di applaudire con entusiasmo.

Quanto all'Orchestra Sinfonica Festival Mediterraneo, guidata da Fabio Mastrangelo, ha evidenziato una buona coesione e un adeguato dominio della partitura, pur con qualche defaillance degli attacchi qui e là e con una certa tendenza, specie nel primo atto, a sovrastare i cantanti (particolarmente in Celeste Aida, dove il tenore ha francamente stentato a emergere).

Notevole anche la prova del coro Francesco Cilea, diretto da Bruno Tirotta, specie della sezione bassi, come anche del corpo di ballo Giovanensemble, sotto la guida della coreografa Rita Colosi del quale si è già parlato.

Quanto al cast, Kristin Lewis, nel ruolo di Aida, assente alla prima per un'indisposizione, ha interpretato la schiava etiope con estrema eleganza, riuscendo ad evidenziare i molteplici aspetti della protagonista, donna innamorata ma anche selvaggia figlia di un temibile e feroce sovrano come Amonasro: la Lewis ha dato prova di un'estrema sicurezza tecnica e di un'ottima musicalità, padroneggiando la tessitura con una nonchalance ormai rara nei cantanti moderni, nonchalance che si è tradotta in un languido abbandono nei momenti lirici di Numi, pietà del mio soffrir! e O cieli azzurri, arie dove il soprano è riuscito a creare veramente momenti magici, incantando con magnifici filati e con impalpabili pianissimo. Va inoltre rilevata anche una sicura tecnica dei passaggi di registro, che le hanno permesso di evidenziare un'ottima zona media, anche questa una rarità nel panorama vocale femminile.

Mario Malagnini, nel ruolo di Radames, è riuscito a mettere in luce l'estrema lotta interiore del condottiero egizio: una voce dal bel timbro pastoso, di buona tecnica e grande musicalità, anche se poco adeguata per potenza di emissione ad un teatro all'aperto.

Rossana Rinaldi, Amneris, ha tratteggiato con buona professionalità il ruolo della principessa egizia, pur se con qualche asprezza timbrica, specie nei passaggi di registro, che si è evidenziata soprattutto nei duetti con Aida: il mezzosoprano ha comunque segnato una notevole crescita rispetto all'interpretazione del 2009, riuscendo a dare un'ottima prova soprattutto nel quarto atto.

La notevole presenza scenica di Claudio Sgura ha contribuito a infondere al personaggio di Amonasro tutta la feroce truculenza di un re etiope: voce calda e abbastanza estesa, ha dominato con grande professionalità il suo ruolo, trovando accenti di grande intensità nella preghiera al re egizio.

Ottima anche la prova di Francesco Ellero D'Artegna, nel ruolo di Ramfis, il grande sacerdote, che ha impersonato con composta ieraticità del gesto e con notevole padronanza vocale. Bene anche Francesca Franzil, nel ruolo della Sacerdotessa e Antonio De Gobbi in quello del Re.

Per finire, va senza dubbio elogiata ancora una volta la grande cura che Sonia Cammarata mette nella realizzazione dei costumi: perfettamente aderenti alla realtà storica sin nei minimi particolari (come avevamo già avuto modo di notare per Norma), si sono amalgamati perfettamente con la tavolozza cromatica delle luci, contribuendo a rendere questa nuova Aida un allestimento di ottimo livello sotto tutti gli aspetti.

Giuliana Cutore

11/8/2011

Le foto del servizio sono di Enrico Di Giacomo.