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Diabolus in musica
inediti di Giorgio Vigolo pubblicati dalla Zandonai
Considerato a ragione uno dei più brillanti critici musicali del ‘900, Giorgio Vigolo nacque a Roma nel 1894 e vi morì nel 1983. La casa editrice Zandonai di Rovereto ha pubblicato l'anno scorso un prezioso volume che raccoglie una scelta di inediti, in prevalenza scritti per la trasmissione radiofonica Musica e Poesia.
Raffinata figura di poeta, scrittore, critico letterario e musicista, Vigolo nel corso della sua vita redasse articoli per Il Mondo, Il Resto del Carlino, La Stampa, Il Corriere della Sera, curò varie rubriche musicali per il “Terzo Programma” RAI e vinse perfino vari premi letterari quali Marzotto (1959), Bagutta (1960) e Viareggio (1967).
Vengono riportati ben 14 saggi dello scrittore romano: I motivi della vita, Musica da Tavola, Musica e poesia, Melodrammi in un giuoco di carte, Diabolus in musica, Il genio di Monteverdi, Fiori e vecchie canzoni, La triade del 1770: Hölderlin, Hegel, Beethoven, La Norma a Tordinona, Le tenebre del Mosè, L'esclusivismo melodrammatico nel nostro ottocento, Lucrezia Borgia di Donizetti, Problematica verdiana, Guerra e pace con Wagner.
L'introduzione al libro è curata da Cristiano Spila, insegnante presso l'Università La Sapienza di Roma, il quale ha saputo mettere in luce, con uno stile scorrevole e piano, i tratti peculiari dell'attività musicale, poetica e letteraria di Vigolo che sembrano sgorgare tutte da un'unica fonte creativa per ritornare, dopo essersi diversificate, all'originaria e ancestrale fusione.
Scrive l'intelligente Spila: «Il suono e la voce si presentano come dati fisici e insieme miti memoriali. Questa dimensione orfica è animata dall'idea che la musica (il canto) riporti l'animo umano alle condizioni originarie del processo creativo in sé e per sé, nella prospettiva di una alternativa rigorosa e sublime contro la decadenza di una civiltà, quella novecentesca, sempre più oppressiva e dominata dalle macchine, e schiacciante per il progredire delle tecniche. Per questo in Vigolo c'è un bisogno di recuperare la bellezza del secolo trascorso e l'aspetto magico-cosmico. Con la secolarizzazione delle macchine e la sacralizzazione del non-sacro, i poeti e i musici diventano gli iniziati ed i sacerdoti di questi mysteria dello spirito: uno spirito stregato dalle ambivalenze dell'immaginazione e posseduto dal culto degli opposti (la dialettica) piuttosto che dal senso, tutto novecentesco, della lacerazione dell'io. Questo tipo di orfismo e neoromantico riflesso di Vigolo realizza su basi teoriche una estetica del divenire: essa tende a rispecchiare il divenire della realtà umana in quello stesso dell'arte… La scuola dei poeti orfici, in particolare di Arturo Onofri, suo maestro riconosciuto degli anni giovanili, ha rafforzato l'ideale di ricerca di assoluto in cui musica e poesia si fondono».
Un volume insomma di alto interesse culturale per addetti alla musica e non.
Giovanni Pasqualino
3/8/2009
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