Pierre Hommage, violino e Michel Bourdoncle, pianoforte: Musiche di Lekeu, Massenet, Brahms Siracusa, Salone Carabelli, 19 dicembre 2010 Romanticismo fin de siècle
Il concerto che ha chiuso la stagione 2010 dell'Asam di Siracusa ha costituito, in un certo senso, una sorta di nemesi storica. Da un punto di vista strettamente musicale la fine del secolo decimo nono è stata teatro di una delle dispute musicali fra le più aspre, quali non se ne vedevano forse dai tempi della querelle des bouffons nel melodramma del Settecento. Si allude, ovviamente, alla controversia tra wagneriani e brahmsiani. Gli schieramenti erano chiari e ben definiti: musica a programma contro musica assoluta, musica dell'avvenire contro musica reazionaria. Figli della Lega di Davide contro filistei della musica, verrebbe da dire, se non fosse che l'idea di un Brahms filisteo, erede spirituale di Robert Schumann (che di quella antitesi metaforica fece lo scopo della sua vita artistica), fa quantomeno ridere sotto i baffi. Insomma, per farla breve, progressisti contro conservatori. Chissà cosa avrebbero pensato i vari Hans Von Bülow (wagneriano) ed Eduard Hanslick (brahmsiano) di eseguire nello stesso concerto musiche appartenenti ai due opposti stili. Ebbene il “miracolo”, se così si può definire, (ed eccola! la nemesi storica) l'hanno fatto Pierre Hommage e Michel Bourdoncle, dimostrando che, in fondo, certi limiti di incomunicabilità sono solo figli del miope orgoglio, un difetto umano dal quale, purtroppo, non sono esenti neanche i grandissimi artisti.

Michel Bourdoncle
Il lettore, a questo punto, potrebbe obiettare: “Ma cosa c'entra Wagner, se non era neppure in programma?”. Giusta osservazione. In effetti, non figurava musica alcuna appartenente all'autore della Tetralogia. C'era, tuttavia, Lekeu, che non sarà Wagner, certamente, ma lo spirito e lo stile, ah, quelli sì che sono wagneriani! Eccome se lo sono! Guillaume Lekeu, compositore belga morto a soli ventiquattro anni dopo aver contratto il tifo (a quanto pare, per aver ingerito un sorbetto fatto con acqua infetta), non restò immune dalla temperie culturale che si respirava alla fine dell'Ottocento in una Francia quasi totalmente “wagnerizzata” (e come avrebbe potuto? aggiungerei). La Sonata in sol maggiore, sicuramente il brano più celebre del suo non proprio copiosissimo catalogo e uno dei pochi entrato in repertorio, sembra un manifesto alla musica di Wagner o, meglio ancora, gli reca quasi un implicito omaggio. Il riferimento è molto evidente; Il contenuto emozionale, l'accesa espressività romantica e l'ardente cromatismo si riferiscono ad un modello ben preciso che per Lekeu (e così per molti altri) faceva capo al Tristano . E pur essendo improprio definire Massenet un wagneriano, non si può negare che la Meditation de Thaïs (il brano di Massenet messo in programma dai due artisti francesi, reso ancor più celebre per essere la sigla del palinsesto notturno delle emittenti Rai), con il suo clima da sogno d'amore notturno, abbia molte affinità con la sofferta, inquieta, a tratti lacerante espressività propria di quel linguaggio. L'ultimo brano del programma, la Sonata n.3 op.108 in re minore di Brahms, rappresenta l'altra faccia della medaglia. Ma al di là di come si voglia vedere la cosa e della presunta distanza ideologica tra le due parti, certo è che entrambi hanno messo in crisi un sistema codificato da secoli (quello tonale). Wagner in modo più evidente, non solo concettualmente ma anche e soprattutto nella forma. Brahms operò invece dal di dentro, mantenendo intatte le forme, ma ampliando il linguaggio armonico e ripiegandosi in se stesso nella decadenza dei piccoli cicli di pezzi pianistici che vanno dall'opera 116 alla 119. Entrambi sono stati testimoni e artefici al tempo stesso del tramonto di un'epoca. La fine di un'era gloriosa in cui le vertigini romantiche sancivano il loro trionfo mentre intraprendevano l'ineluttabile cammino verso la morte. Il fascino che solo un'epoca di mezzo sa dare, in cui ancora si resta ancorati alle confortevoli certezze del passato percependo la necessità di nuovi stimoli creativi, viene colto in tutta la sua crepuscolarità sia da Wagner sia da Brahms. Pur seguendo strade opposte, in fondo colsero lo stesso malessere. Un malessere musicale cui seguirà un più profondo malessere sociale.

Pierre Hommage
Ma questa è un'altra storia. Tornando al nostro concerto, a Pierre Hommage e Michel Bourdoncle va dunque il merito di aver ri-creato quel clima di decadenza, crepuscolarità, di languore malinconico. Il violinista ha proposto uno stile sobrio e controllato nell'eloquio e nella gestualità, senza rinunciare ad un più che adeguato slancio espressivo, trascinando il pubblico con un suono generoso e ricco di gamme dinamiche. A questi fa eco la prova del pianista, puntuale nel sostenere il suo partner con la classe e l'eleganza di un raffinato camerista. Questo programma, che rappresenta la quintessenza del repertorio da camera tardo romantico, è sembrato dunque l'alternativa più plausibile per chiudere una stagione concertistica. Il sipario è calato definitivamente, su un'epoca irripetibile della storia della musica così come su questa stagione dell'Asam. Auguriamoci soltanto che, alla sua riapertura, saprà regalarci nuove, forti e intense emozioni, così come, nella storia della musica, è poi accaduto con le meraviglie del Novecento. Benedetto Ciranna
27/12/2010
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