RECENSIONI
-

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Nelle questioni di grande importanza è lo stile, non la sincerità, quello che conta

L'Importanza di chiamarsi Ernesto

Da sinistra: Giovanna Sesto, Graziella Fichera, Massimo Giustolisi, Giuseppe Bisicchia, Emiliano Longo, Irene Tetto e Silvana D'Anca.

Commedia brillante per eccellenza, dove il pungente sarcasmo di Oscar Wilde si fa battuta irriverente e demistificatoria, L'importanza di chiamarsi Ernesto è senza dubbio uno dei testi teatrali più famosi e rappresentati, e ha ispirato numerose riduzioni cinematografiche.

Giocata sull'intraducibile assonanza tra il nome eponimo e l'aggettivo earnest, che significa sia serio che onesto, la commedia si configura come un classico gioco degli equivoci e degli inganni, dove però, per quanto i protagonisti si sforzino di mentire, dicono a loro insaputa solo e soltanto la verità. Lo spirito caustico di Wilde, acerrimo nemico dell'ipocrita e bigotta Inghilterra vittoriana, si manifesta soprattutto nel tratteggiare i personaggi femminili, sia per quanto riguarda le ochette e manierate aspiranti fidanzate di Ernesto e Algernon, Guendolina e Cecilia, veri prototipi delle cosiddette signorine della buona società, ma soprattutto Lady Bracknell, madre di Guendolina, nobildonna ben attenta a valutare le doti monetarie e sociali di Ernesto, appurata la solidità delle quali si può tranquillamente passar sopra a tutto il resto.

L'associazione teatrale “Buio in Sala” ha presentato il 4 dicembre al Centro Zo di Catania, nell'ambito della rassegna Percezioni, un originale adattamento musicale di questo capolavoro, affidandosi alle belle musiche dell'abruzzese Ettore D'Agostino e alle divertenti ma molto funzionali coreografie di Gaia Giuffrida.

Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi, che hanno curato l'adattamento, i testi lirici (perfettamente in sintonia col testo originale) e la regia, hanno impersonato rispettivamente John Worting, cioè Ernesto, e Algernon Moncrieff, dando prova di una notevole classe attoriale, che ha trovato i suoi punti di forza sia in un'ottima dizione che in una mimica ed in una gestualità eccellenti, strappando sincere risate e calorosissimi applausi al pubblico che gremiva la sala. Stupisce soprattutto in questi due giovani attori l'estrema freschezza della recitazione, unita però ad una tecnica controllatissima, e il profondo e sincero affiatamento che li anima, e che dà l'impressione che quasi si “divertano” sul palcoscenico, recitando senza sforzo e per il semplice gusto di farlo, comunicando a chi li guarda un senso di gioiosa ilarità e partecipazione che rende godibilissime le loro performance.

Bravissime anche Irene Tetto, giovane e promettente attrice dotata di estrema disinvoltura, che ha interpretato con garbo e vivacità la parte di Cecilia, e Graziella Fichera nei panni di Guendolina, la cui intelligentissima autoironia ha conferito una verve irresistibile al ruolo della procace e un po' autoritaria fidanzata di Ernesto.

Perfetta Silvana D'Anca, l'arcigna Lady Bracknell, madre aspirante suocera armata di taccuino e sigaro: la sua recitazione netta e grintosa ha costituito uno dei punti di forza dello spettacolo, complice anche la geniale idea di vestirla da uomo per sottolinearne anche visivamente il ruolo di dispotica virago.

Giovanna Sesto (Miss Prism) ed Emiliano Longo (il canonico Cotta) hanno recitato con garbo e notevole vis comica le parti, divertendo il pubblico con i loro brevi duetti: Silvia Carta, la domestica, ha dato un tocco di grazia civettuola a tutto l'insieme.

Va inoltre evidenziata la bella scenografia del poliedrico Giuseppe Bisicchia, che è riuscito, grazie ad una sorta di teatrino interno al palcoscenico, non solo a renderlo più ampio e profondo, ma anche a costituire una sorta di “zona franca” per le parti cantate e per alcuni dei movimenti coreografici, non solo degli attori, ma anche delle giovani soliste Alessandra D'Arrigo e Simona Santoro, che hanno dato prova di solida preparazione tecnica e di notevole disinvoltura, con una gestualità fluida e sciolta sempre ben controllata, anche nei brevi passaggi che incarnavano la celeberrima marionetta umana.

Giuliana Cutore

7/12/2011