| Carmen
inaugura la Stagione lirica e dei balletti 2012 del Teatro Massimo Bellini di Catania
Domenica 16 gennaio il Teatro Massimo Bellini di Catania ha inaugurato la Stagione lirica e dei balletti con un'opera di cartello, uno dei più celebri e celebrati drammi lirici di tutto l'800, vale a dire Carmen di Georges Bizet. Un grandissimo compositore dalla raffinata e profonda sensibilità spirituale come Piotr Ilijc Ciaikovskij ne aveva già intuito e preconizzato i futuri fasti: «Carmen è un capolavoro nella piena accezione del termine, cioè una delle rare creazioni che traducono gli sforzi di tutta un'epoca musicale…Un tempo, quando si componeva, si creava: ora si cerca di scoprire…Ma ecco che arriva un francese, presso il quale tutte quelle spezie e tutti quegli eccitanti non sembrano il risultato di una ricerca faticosa, ma fluiscono come da una sorgente, lusingano l'orecchio e nello stesso tempo commuovono il cuore…Bizet non è soltanto un compositore autenticamente contemporaneo, ma anche un artista di profondo sentire, un maestro…Son persuaso che entro dieci anni Carmen sarà l'opera più popolare del mondo». Mai premonizione di successo ebbe esito più veritiero e fortunato, purtroppo non goduto appieno dall'autore che morì tre mesi dopo la prima rappresentazione a soli 36 anni.
La trama trae spunto dalla novella omonima di Prosper Mérimée, anche se l'ambientazione molto cruda e realistica fu parecchio sfumata e attenuata dai librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy, in quanto non erano molto gradite al pubblico parigino storie nelle quali fossero protagonisti zingari, ladri e contrabbandieri né tampoco finali troppo violenti Così vennero introdotti danze brillanti e cori esultanti, oltre al personaggio positivo e gentile di Micaela, quasi controfigura della più intraprendente, sfrontata e aggressiva Carmen.
La prima ebbe luogo all' Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo del 1875 e com'era d'uso in tale teatro, con i recitativi parlati, come nell'operetta. Il 23 ottobre Carmen venne riproposta a Vienna in una versione nella quale il compositore Ernst Guiraud aveva introdotto dei recitativi accompagnati al posto dei dialoghi parlati. Il suo successo determinò il fatto che da allora viene rappresentata in tale forma.
La regia di Vincenzo Pirrotta ha puntato direttamente all'essenzialità del gesto, alla scarnificazione dell'atteggiamento, alla passionalità presentata in tutta la sua connotazione violenta, ottusa, cieca e irrazionale. Egli ha riportato l'opera al realismo integro e terso della novella di Prosper Mérimée, pur con qualche ammiccamento a verghiane cavallerie rusticane ed ad ambientazioni dalle quali emergevano lontane ma congruenti assonanze con il modus operandi tipico della mafia siciliana (vedi scena dell'arruolamento di un adepto tramite combustione di un'immagine e dello strangolamento di un ragazzo da parte dei contrabbandieri con conseguente immersione nell'acido per cancellarne ogni traccia).
Will Humburg ha condotto l'orchestra del nostro teatro con precisione, tenacia e sicurezza tutta teutonica che però mal si legava con un'opera solare ed iridescente come Carmen. Ciò che in realtà è mancato alla sua interpretazione è stata la splendente leggerezza e levità che la contraddistingue dalla prima all'ultima nota.
 Dal cast dei cantanti è emersa Tatiana Lisnic, che è riuscita a ricreare fino in fondo, sia scenicamente che vocalmente, il personaggio di Micaela, la giovinetta innamorata perdutamente ma senza speranza di Don Josè. Anche Rinat Shahan, nella parte della protagonista eponima, ha saputo aderire alla tessitura prevista dal suo ruolo, rimanendo però lontana dalla sua emotività e passionalità. Alle due voci maschili, il tenore Vsevolod Grivnov (Don José) ed il baritono Homero Pérez-Miranda (Escamillo), è mancata l'incisività vocale, la tornitura del suono e soprattutto la potenza fonica, necessarie per affrontare le asperità delle loro parti. Da segnalare invece le fresche e limpide prove offerte da Piera Bivona (Frasquita), Loredana Megna (Mercedes) e Salvo Todaro (Zuniga). Sempre sicuri, precisi e suggestivi sono stati gli interventi del coro, preparato come sempre sapientemente e con cura da Tiziana Carlini. Discreto e piacevole anche il coro di voci bianche guidato da Elisa Poidomani. Adeguati e appropriati al periodo di dislocazione storica dell'opera si sono presentati gli iridescenti costumi curati da François Raybaud.
Giovanni Pasqualino
16/1/2012
Le foto del servizio sono di Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini di Catania.
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