Troppu trafficu ppi nenti
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
al Cortile Platamone di Catania
Alessandra Costanzo e Valeria Contadino.
Andrea Camilleri, sin dall'inizio della sua fortunata attività letteraria, ha sostenuto con fermezza incrollabile che i siciliani sono tragidiaturi: esiste a conferma di ciò un vecchio detto secondo il quale uno schiaffo a piazza Duomo diventa ‘na cutiddata a' porta di Aci. I siciliani cioè hanno una tendenza innata a ingigantire, a drammatizzare una vicenda, in una parola a cumminari tragedie: in tal senso acquista un valore tutto particolare il sottotitolo a Troppu trafficu ppi nenti, in scena al cortile Platamone dal 30 giugno, che così recita, con ironia tutta camilleresca: Testo attribuito a Messer Michele Angelo Florio Crollalanza, archetipo, pare, dell'illustre Molto rumore per nulla, dietro la cui figura dell'autore si cela William Shakespeare.
Circolava tempo fa, su Internet e dintorni, una voce che attribuiva natali siciliani a Shakespeare: una bufala o quasi, ma che è lecito pensare sia stata la primigenia molla di questo originale pastiche letterario, dove Camilleri e Dipasquale si sono divertiti a fare il verso alla celebre commedia inglese, infarcendola di tutto quel che la struruseria siciliana può immaginare, e ambientandola in un mondo più o meno improbabile, a metà tra Sicilia e Oriente, dove l'esotismo si piega alla comicità, dove lo splendore dei costumi contrasta singolarmente con un dialetto tutto letterario ed aulico, tipicamente camilleresco, e dove l'intermezzo comico rimanda non solo a Shakespeare, ma anche a Marlowe.

Angelo Tosto
Commedia di intrigo, di equivoci, di gelosia, di un amore tanto fragile da farsi ingannare dalle ombre e di un amore che riesce ad alimentarsi solo di dispetti e insulti, dove viene passato in rassegna tutto il repertorio della commedia, da Plauto sino a Shakespeare, omogeneizzato e amplificato dallo spirito siciliano. Belli i costumi di Giuseppe Andolfo, che arricchivano le scene curate da Giuseppe Dipasquale, insieme alle suggestive luci di Franco Buzzanca e alle musiche di Massimiliano Pace.

Pietro Montandon e Plinio Milazzo.
Bravi tutti i numerosi attori della compagnia, fra i quali vanno senz'altro evidenziati, per vis scenica e padronanza della parte, Pietro Montandon, Angelo Tosto e Filippo Brazzaventre. Un plauso particolare a Mimmo Mignemi, spassosissimo come sempre, che nei panni di Carrubba, il caporonda deus ex machina e Catarella ante litteram, ha strappato lunghi e calorosi applausi, riscuotendo un vero e proprio successo personale.
Giuliana Cutore
6/7/2009
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