L'eredità dello zio canonico
a Palazzo Platamone per la stagione estiva
del Teatro Stabile di Catania
Angelo Tosto e Mimmo Mignemi
Per la stagione estiva dello Stabile di Catania, ospitata nella suggestiva cornice di Palazzo Platamone, è andata in scena L'eredità dello zio canonico, celebre commedia dialettale di Antonino Russo Giusti, nella versione di Turi Ferro, per la regia di Guglielmo Ferro. Il lavoro, che era stato proposto con notevole successo nella rassegna dialettale del Musco, ha fatto registrare anche all'aperto una notevole affluenza di pubblico, dimostrando la bontà della scelta di proporre rassegne teatrali estive, in quanto il pubblico catanese apprezza sempre più questo tipo di alternative culturali alle classiche uscite serali fatte di pizze, gelati e passeggiatine oziose.
Mimmo Mignemi, nel ruolo di Antonio Favazza, ha dato il meglio di sé e della sua notevole e sanguigna vis comica, validamente spalleggiato dalla sorella Margherita nel ruolo di Nenza, moglie ingrugnita e acida in vista dell'eredità, ma sconsolata, afflitta e accomodante allo svanire della prospettiva dei soldoni. Davvero esilarante Angelo Tosto nel ruolo del Cavaliere Amore, padrone di casa ipocondriaco e tirchietto, sempre alle prese con malanni vari e inseguito da una aitante infermiera fornita di clistere. Bravi anche tutti i comprimari, da Alessandra Costanzo, la cugina Maddalena, a Maria Rita Sgarlato e Plinio Milazzo, rispettivamente Aitina e Mario Favazza, cugini innamorati e momentaneamente separati dalla prospettiva della vistosa eredità. Un plauso particolare va al simpatico Turi Giordano, nei panni di Michelino, giovane di studio del notaio, impersonato da Aldo Toscano.
Le scene e i costumi di Giuseppe Andolfo, semplici ed essenziali, insieme alle musiche di Pippo Russo e alle luci di Franco Buzzanca, hanno fornito una degna cornice ad un ottimo spettacolo, pienamente rispettoso del testo originario, che non indulgeva a facili e scontati involgarimenti, come purtroppo accade sempre più di frequente, dettati dalla ricerca di una modernità a tutti i costi, o dall'esigenza di inseguire continuamente la macchietta e la risata, a tutto scapito di un teatro, quale quello siciliano, che ancor oggi dimostra la sua validità e la sua compiutezza, arricchite semmai da una patina retrò, a tratti un po' nostalgica, che lo rende ancora più gradevole al pubblico.
Repliche sino al 21 giugno.
Giuliana Cutore
15/6/2009
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