RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Donizetti Opera Festival 2023

Bergamo, assieme a Brescia, è stata eletta capitale della cultura 2023. E se di cultura vogliamo parlare, non potrà non essere considerata la musica, disciplina che, con ovvie eccezioni per Conservatori e Licei Musicali, scellerati programmi scolastici hanno quasi bandito dall'insegnamento, per lo più relegandola a pochissime ore settimanali alle scuole medie e allo strimpellamento (esecuzione è troppo) di stupide melodie al flauto, possibile causa di traumi infantili che si riversano su futuri adulti privi di educazione al bello. Che poi, alle volte, tanto stupide non siano, può essere vero: chi scrive ricorda di aver provato diverse volte a intonare il tema dell'Ode alla gioia, debitamente trasposta da re a sol per ovviare alla diteggiatura flautesca; e può anche essere vero che studenti sottoposti a un insegnamento musicale pressoché inesistente si conoscano poi interessati cultori dell'arte di Euterpe in età adulta. Il talento musicale, quando c'è, va coltivato, lo sappiamo: ed è bene che si riveli quanto prima. Ma se nessuno lo risveglia maieuticamente questo talento, reale o presunto, potrebbe non emergere mai. La fortuna volle che, in quella casa poverissima di via Borgo Canale in Bergamo Alta, all'inizio del XIX secolo, il talento si rivelasse nel giovane, giovanissimo Gaetano Donizetti e che venisse coltivato (a titolo gratuito! Si prenda nota) da un maestro come Johann Simon Mayr, che gli impartì le prime lezioni prima di lasciarlo volare verso il Conservatorio di Bologna. Oggi riposano entrambi, uno a fianco all'altro, nella Basilica di Santa Maria Maggiore della loro Bergamo, natia per l'allievo, d'adozione per il maestro. La fama di quello ha aduggiato quella di questo; ma per tutta la vita Donizetti, un po' come Verdi con Barezzi, fu grato e riconoscente a Mayr, scrivendogli da ogni dove e riferendogli i successi e gli insuccessi teatrali. È giusto quindi rendere merito a Mayr, ormai praticamente scomparso dai cartelloni teatrali. Senza l'uno, non avremmo avuto l'altro. O lo avremmo avuto diverso, chissà.

Per la gioia, la sorpresa e la curiosità dei suddetti cultori di Euterpe (agli altri non penso importi punto), il Donizetti Opera Festival 2023, accanto ai titoli previsti della star della kermesse, ne mette in scena proprio uno di Mayr. Non uno dei maggiori, a dire la verità: si tratta de Il piccolo compositore di musica, una di quelle operine di fine anno che Mayr, da bravo docente, componeva a mo' di saggio per offrire agli allievi l'esperienza del palcoscenico, magari rivelando, si sa mai, divi e dive nel canto ancora in boccio. Lo spettacolo va in scena il 2 dicembre al Teatro Donizetti.

Nell'ambito dell'iniziativa “Donizetti 200”, invece, che si propone di inscenare ogni anno un'opera del Bergamasco per il suo duecentesimo compleanno, è stato scelto Alfredo il grande (Teatro Donizetti, 19 e 24 novembre). Dopo un esordio sfortunato al San Carlo di Napoli, nel 1823, non se ne ebbero più riprese. Per l'occasione, Edoardo Cavalli ne cura un'edizione critica per permetterle di avere nuova vita e, si spera, nuova circolazione. Anche qui in realtà si scorge il legame col maestro, che musicò lo stesso titolo, non su libretto di Tottola, come Donizetti, ma di Merelli, nel 1818-19. Procedendo in ordine cronologico, viene presentato poi Il diluvio universale (Teatro Donizetti, 17-25 novembre e 3 dicembre), definita “azione tragico-sacra”, sulla falsariga del Mosè in Egitto rossiniano, ma di fatto opera a tutti gli effetti, data in prima assoluta anch'essa al San Carlo di Napoli nel 1830, poi ripresa e modificata per il Carlo Felice di Genova quattro anni dopo. La triade di titoli donizettiani, tradizionalmente proposta dal Festival, si chiude con una chicca: la Lucie de Lammermoor (Teatro Sociale, 18-26 novembre e 1 dicembre), non semplice traduzione in francese del fortunato titolo che debuttò sempre a Napoli nel 1835, ma il suo adattamento datato 1839 per la piazza parigina del Théâtre de la Reinaissance, il piccolo teatro privato che avrebbe dovuto ospitare anche L'ange de Nisida ma che fallì poco prima della sua andata in scena, dando la possibilità a Donizetti di riciclare musica e soggetto per un capolavoro come La favorite. Di fatto, se non proprio un'altra opera, quasi. E, al merito di essere quella che fece commuovere Madame Bovary nell'omonimo romanzo di Flaubert, si accompagna la rarità delle sue riprese in tempi moderni e quindi il pregio del Festival nel riproporla.

Festival che canonicamente terminerebbe qui, tralasciando le iniziative secondarie. Il condizionale è d'obbligo: perché a questo cartellone fanno da pendant due iniziative, una un po' più “istituzionale”, l'altra meno. La prima è la mostra Tutta in voi la luce mia, allestita all'Accademia Carrara di Bergamo dal 29/09/2023 al 25/02/2024, dove il melodramma incontra la pittura. La seconda è LU OpeRave (16, 23 e 30 novembre), nella quale la Lucia di Lammermoor (donde le prime due lettere) viene rivista e rivisitata dall'elettronica in una sorta di rave party operistico. Perché si sa, l'opera è un genere antiquato, muffito e vizzo, e senza iniziative galvanizzanti il giovane pubblico non potrebbe trovare chiavi d'accesso accattivanti. E partire invece riformando la (Dis)Educazione Musicale delle medie?

Christian Speranza

19/11/2023