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EDITORIALE

24/7/2016


Il leggendario Rick Wakeman

al Teatro Antico di Taormina

La figura di un uomo alto, vestito di nero e con una bionda lunga capigliatura alla nazarena compare da dietro le quinte e avanza lentamente verso il pubblico nel vasto palcoscenico del Teatro Antico di Taormina:è Richard Christopher Wakeman, leggendario e fantasioso esponente del progressive rock degli anni Settanta, componente di spicco del complesso strumentale degli Yes, nato il 18 maggio del 1949 a Perivale in Inghilterra. Si rivolge al pubblico con bonomia e confidenzialità e comincia a suonare con nonchalance e disinvoltura su uno splendido Steinway & Sons noleggiato per l'occasione.

Il concerto fa parte della rassegna “Bellini notti d'estate” realizzata e portata avanti dal Teatro Massimo Bellini di Catania, partita il 25 giugno scorso e che si protrarrà fino al 27 settembre con altri pregevoli appuntamenti, fra i quali va ricordato il prossimo del 24 luglio che vedrà protagonista l'orchestra del nostro teatro diretta da Carmen Failla con il sassofonista Thedore Kerkezos.

Wakeman ha così offerto allo sparuto pubblico convenuto (è davvero un peccato che l'afflusso di gente sia stato di solo qualche centinaio di persone) un concerto avvincente, nel quale ha riproposto alcuni celebri brani che furono veri e propri cavalli di battaglia del gruppo degli Yes: Fragile, Morning has broken (portata al grande successo da Cat Stevens) e la lunga suite Journey to the centre of the Earth. Inoltre si è esibito in Space Oddity e Hunky Dory di David Bowie. A coadiuvare il grande tastierista è stata la cantante del gruppo romano dei Fiaba Valentina Blanco, la quale ha interpretato, intermezzando le esibizioni di Wakeman, alcuni brani, eccellendo particolarmente nell'esecuzione di un classico del genere Gospel: Amazing Grace.

Il bravo musicista, che ha esibito una buona tecnica ed un'inventiva armonica davvero rara, ha dato vita ad una performance coinvolgente, attraverso la quale lo stile psichedelico ravvivato, rinvigorito, sinfonizzato e attualizzato riusciva a cooptare l'intero uditorio, incantandolo e stregandolo con sonorità ipnotiche, seducenti e magnetiche. Accordi e arpeggi venivano tratti dalla tastiera con felice sviluppo delle armonizzazioni e dei legami tonali fra le varie sezioni di ogni brano e venivano inoltre porti sempre con eleganza stilistica e soffice grana fonica. Il sound morbido e vellutato riusciva inoltre a catalizzare non poco l'emotività del pubblico che ha risposto alla performance con entusiastiche ovazioni.

Giovanni Pasqualino

La foto del servizio è di Giacomo Orlando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

una specifica liturgia per questa occasione, non è nella tradizione evangelica e non ne troviamo traccia nella chiesa dei primordi né Paolo di Tarso ne fa cenno nelle sue lettere. Pertanto la liturgia per i defunti appare uno dei tanti esempi di sincretismo con i riti pagani di cui abbonda la storia della chiesa specie nella sua formazione primigenia. Ad Ockeghem dobbiamo il primo Requiem della storia della musica e da allora moltissime composizioni di questo genere sono seguite fra le quali spicca in modo eclatante l'incompiuta e sublime partitura mozartiana.

Per quanto riguarda il Requiem di Brahms, composto fra il 1857 ed il 1868 e dedicato alla memoria della madre, si tratta di un'opera sicuramente originale, poiché, nonostante il suo stile chiesastico non può considerarsi un Requiem nel senso liturgico consueto. In realtà non composta nessuna delle preghiere dei defunti che ricorrono solitamente nell'ufficio funebre cattolico. I testi, aventi per oggetto la morte e che esaltavano le principali concezioni protestanti di tale soggetto furono scelte da Brahms dall'Antico e Nuovo Testamento e nessun brano corrisponde ai testi tradizionali della liturgia romana ed ancor più la lingua scelta non è il latino ma il tedesco. Infine il compositore amburghese non insiste, come nell'ufficio liturgico romano, sul “Giorno dell'ira”. Evoca le trombe del Giudizio finale in modo fuggevole e per nulla terrificante; al contrario esse sono il glorioso segnale di una nuova vita, nella quale la morte sarà vinta e dove i corpi dei giusti risuscitati saranno riuniti a Dio nel cielo.

 

 

 

 

 

 

 


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