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EDITORIALE

17/9/2014


 

Tra vampirette, lanciatrici di coltelli e morti viventi

Da un canto c'è la Fura dels Baus, l'invincibile armada catalana di funamboli, atleti, attori scientemente e disciplinatamente scatenati nel loro teatro estremo – recuperando, tutto sommato, l'essenza stessa del téatron che “estremo” deve essere. Da un lato loro, dunque, i “furetti” dalle azioni bambine e dalle creazioni adulte, veri e propri choc che esigono la partecipazione di un pubblico immobilizzato dal terrore e dalla voglia di restare a tutti i costi – tra embrioni di alieni spaventosamente domestici e slapstick, pericoli divertenti e fantasioso raccapriccio.

Dall'altro lato, c'è l'eredità dell'esperpento, dote tutta iberica di contrasti tragicomici e le sue “figlie” più o meno legittime, ossia le pelìculas de miedo alla spagnola consumate come pop corn e patatine.

In mezzo, poi (in medio stat virtus?) c'è Circo de los Horrores (a Catania fino al 21 settembre, poi in lunga sosta a Palermo) il temibile, imperdibile squadrone di illusionisti horrorosi, “terro-acrobati”, clown da paura, “trapezombie” senza paura. E bambine nate vecchie che non sai dove finisce Poltergeist e dove comincia Luciana Litizzetto, vampirette tanto avvenenti quanto sapienti agli anelli, payazos in carrozzella tra rumori molesti con tanto di irsuto deretano in bella mostra. E improbabili lanciatrici di coltelli, morti viventi con ovvio inchino al “dannato” e “divino” Michael Jackson di Thriller e arditi “danzacrobati” che si scompongono e ricompongono in architetture laomedontiche. E ancora, le sorelle inferme in un letto che va in fiamme mentre loro due (asiatiche, nemmeno a dirlo, vista la specialità) si producono in prodigiosi contorsionismi.

Ma soprattutto, prima di tutto e per fortuna, c'è lui – Jesus Cesar Silva Gonzalez detto Suso Silva - che del Circo de los Horrores è stato inventore ed è demiurgo instancabile, talentuoso da far paura, attore e mimo come pochi, improvvisatore navigato ma sapiente alla maniera jazz, sinistramente circense, gradevolmente sconcertante.

Suso è il centro di tutto, capace, sì – come la Fura dels Baus – di coinvolgere e stravolgere la platea con sortite di “classica” clownerie ma vampiro implacabile e signore assoluto degli spettatori che a un suo cenno (con minaccia di lingua prensile) non esitano a mutarsi in “spettattori”, tra pantomime e gag. E intanto lui insiste con insinuanti aggressioni e garbati “insulti al pubblico”.

Senza Suso Silva – non sai se ti fa più paura nei panni di Nosferatu versione Murnau o in quelli di tranquillo clown da paura – non ci sarebbe e non sarebbe Circo de los Horrores che pure gode di un'ardimentosa, variegata galleria di mostri di tutto rispetto. E di molto obbrobrio.

C'è la suora macellaia e c'è il pagliaccio assassino, c'è Devora la vampira e c'è Belzebù il Demonio. Vedove nere e anime perdute con sapidi passaggi obbligati su Una notte su Monte Calvo di Mussorgskij e Carmina burana di Orff, non senza tante altre complicità musicali che grondano terrore e a base di “bambine”, “esorcisti”, “danze di vampiri” di polanskiana memoria.

E se l'horror “take-away” ti accoglie già all'entrata, come pop corn sfrigolanti, con la sega elettrica assordante e inarrestabile che solleva polvere e urla in parti uguali mentre un Dottor Morte ti blandisce con siringa e infermeria imbrattata di sangue al seguito; se un frate incappucciato ti conduce finalmente al tuo posto mentre un altro mostro strepita “Mamma! Mamma! Perché mi hai abbandonato!” alla malcapitata vicina della seconda fila; se la voce dall'altoparlante che ti ammonisce sul divieto di video e foto ti fa gelare la spina dorsale e ridere insieme mentre, in sottofondo, scoppiano centinaia di temporali. Ebbene, se questo Horror (Circus) Show “prêt-à-porter” non ti molla se non a un minuto dall'inizio, lo spettacolo vero di quasi due giri d'orologio è autenticamente, seriamente, professionalmente, fascinosamente circense. E lo è fino all'ultimo… sorso.

Vola alto, altissimo come l'acrobata alla ruota che rischia davvero e senza rete o la “sonnambula” che, in levitazione e “agganciata” solo per i capelli, riesce a fare dell'incredibile.

E resta volutamente basso, terragno, come la bambina (a tratti manda odore di gemelline-fantasma di Shining di Kubrick) che gioca a palla con teste umane come certi uomini di Nino Bixio alla Rocco Trupia di L'altro figlio.

E il circo si (s)colora di nuova vita. Deve farlo per allargare (e animare) l'arena, diventando così un'immensa, inquietante stanza di giochi popolata da “animali” diversi ma anche loro - come cavalli, leoni e scimmie - inquilini dei nostri incubi e sogni.

Lo scopo del teatro, del resto - lo diceva flemmatico e insostituibile, David Niven in Non mangiate le margherite - è interessare. Dal dramma greco al circo, appunto.

Con la speranza che, un giorno, Ariel sconfigga Calibano.

Carmelita Celi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La

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