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EDITORIALE

30/11/2021


Complice la notte

suggestivo romanzo musicale di Giuseppina Manin

La vita dell'artista libero, indipendente, non cortigiano o connivente col potere, dell'artista che non si prostra davanti a nessuna tipologia di pressione politica, sia che essa venga da un re, papa, imperatore, partito, governo, dittatore o capo di stato, sarà sempre una vita grama, disagiata, irta di ostacoli, difficoltà e sofferenze. Ma, per fortuna e splendore dell'umanità intera, ci sarà sempre in ogni consesso sociale uno sparuto numero di persone che non avrà mai timore di affrontare disagi, sofferenze, dolore e talvolta perfino la morte pur di confermare e affermare la propria fede, le proprie convinzioni e la propria profonda e coraggiosa umanità.

A questo genere di persone appartenne certamente la pianista russa Marija Judina, nata a Nevel il 9 settembre del 1899 e spentasi a Mosca il 19 novembre del 1970. Dopo avere studiato pianoforte al Conservatorio di Pietroburgo, ebbe come compagni di classe Dmitrij Šostakovic e Vladimir Sofronickij, si diplomò con il massimo dei voti e la medaglia d'oro, venendo subito assunta come docente nello stesso istituto musicale. Tuttavia venne allontanata dall'insegnamento per la sua estrosità anticonformista, per le sue idee religiose e a causa di certe sue preferenze nell'esecuzione di compositori contemporanei come: Berg, Hindemith, Messiaen, Straninsij ecc. Richiamata poi per la sua fama all'insegnamento presso il Conservatorio Caikovskij di Mosca, si esibirà anche in vari concerti della Radio nazionale e concluderà la sua vita fra gravi ristrettezze economiche, anche perché, dato il suo innato altruismo, usava condividere i pochi mezzi che aveva con gli esseri meno abbienti e più poveri, non esclusi gli animali.

Il romanzo Complice la notte, della scrittrice e giornalista Giuseppina Manin, pubblicato dalla casa editrice Guanda quest'anno, si rivela come una suggestiva e appassionante ricostruzione della vita e dell'attività concertistica della grande interprete sovietica che eseguiva Bach, Mozart e Beethoven al pianoforte in modo magistrale, avvalendosi di una possente tecnica e di una musicalità traboccante e veemente.

Con una scrittura piana, fluente, sciolta e scorrevole, l'autrice riesce a coinvolgere il lettore e attrarne anche tutta la sua attenzione e partecipazione emotiva. Così il significativo romanzo prende le mosse proprio dal Concerto per pianoforte e orchestra K. 488 di Wolfgang Amadeus Mozart eseguito dalla Judina nella notte del 1° marzo 1953 a Radio Mosca e ascoltato con estremo turbamento da Iosif Stalin. Quest'ultimo si commosse tanto (pare fino alle lacrime) all'esecuzione della brava artista che le inviò un premio di ventimila rubli accompagnati dalla seguente lettera: “Marija Veniaminovna, voglio esprimerle la mia ammirazione per la sua magnifica esecuzione del concerto di Mozart alla radio. Conserverò con cura la registrazione discografica che mi è stata recapitata. Voglia gradire un piccolo segno di gratitudine per la sua arte. Iosif Stalin”. L'estrosa, volitiva e coraggiosa artista dopo alcuni giorni rispose al dittatore: “Iosif Vissarionovic, vi ringrazio per il vostro aiuto. Pregherò per voi giorno e notte, chiedendo al Signore di perdonare i grandi peccati che avete commesso nei confronti del popolo e del Paese. Il Signore è misericordioso e vi perdonerà. Quanto al denaro, l'ho dato alla chiesa che frequento. Marija Veniamovna Judina”. L'uomo di acciaio probabilmente si arrabbiò parecchio ma non colpì l'artista facendola deportare in Siberia o eliminadola. Probabilmente la sua ammirazione era grande e superava di gran lunga la collera o forse egli considerava la donna una jurodivaja, versione femminile dell'innocente, dello stolto in cristo o come diremmo in occidente del Giullare di Dio, cioè l'essere portatore e promotore di un ascetismo laico tutto dedito a soddisfare solo le semplici esigenze della vita quotidiana ma nel contempo proiettato a svettare, come nel caso della celebre pianista tanto religiosa quanto intellettualmente disinvolta (quasi un'emula di Franz Liszt), solo in campo artistico e musicale. La brava Giuseppina Manin darà vita anche pagine fortemente evocative dedicate alla narrazione della tumultuosa vita sentimentale della pianista e al suo sfortunato e tragico amore per Kirill Georgevic Saltykov di quindici anni più giovane di lei, probabilmente il suo unico amore che, purtroppo, perse la vita durante una scalata in montagna alle soglie del matrimonio. La gagliarda Maria fu anche amica di Aleksandr Blok, Vladimir Majakovskij, Anna Achmatova, Andrej Volkonskij, Boris Pasternak, con i quali fu sempre sodale e condivise impavida il bieco ostracismo della dittatura sovietica.

Giovanni Pasqualino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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