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direttore editoriale Giovanni Pasqualino editeoreedito_


 

 

 


 

EDITORIALE

29/6/2015


Barcellona

Com'è gentil...

Ultimo titolo ‘nuovo' dell'attuale stagione, il Liceu finalmente si è ricordato, dopo trent'anni, che esiste un geniale Don Pasquale – un teatro che dice di amare molto Donizetti, ma non oltre le tre regine – non sempre e non tanto, Lucia ed Elisir. Naturalmente, anche adesso con due compagnie – ce n'era bisogno? – e la direzione di Diego Matheuz per il suo debutto in loco. Coproduzione con Santa Fe e San Francisco il nuovo allestimento per la regìa di Laurent Pelly: fresca e simpatica, benchè incoerente e indecisa nel modo di vedere i personaggi-archetipi e di leggere la storia: buona cornice ma non eccezionale, e certamente poco a che vedere con il preteso richiamo alla commedia italiana del secolo scorso.

Il coro, istruito sempre da Conxita García, e bisognerebbe pure qui prendere una decisione, sempre bravo, si mostra negli ultimi tempi un po' al di sotto del suo livello. L'orchestra suonava quasi sempre efficiente e diligente, ma non la favoriva l' approccio se così lo si può chiamare, di Matheuz, e ancora meno i cantanti: tempi frettolosi, un po'di chiasso, troppo volume: a quanto pare, il metodo Abreu, di ottimi risultati nella preparazione tecnica e nel repertorio sinfonico, non è ugualmente efficace nell'ambito della lirica.

Nel primo cast, il più equilibrato, spiccava decisamente il Malatesta di Marcus Kwiecien, in vero e proprio stato di grazia: sempre ottimo artista e notevole cantante che adesso sa non lasciarsi andare quando non occorre come gli capitava anni fa al tempo del suo Belcore ad Amsterdam. Il protagonista di Lorenzo Regazzo era buono anche se c'erano i segni inequivoci di stanchezza vocale e volume alquanto ridotto: sorprendeva soprattutto un'interpretazione di taglio più ‘tradizionale' di quanto il suo Mozart poteva far sperare. Juan Francisco Gatell dimostrava ancora una volta le sue qualità di ‘tenore di grazia', senza acutazzi certo, ma si divertiva e cantava molto bene. Valentina Nafornita conosce la sua Norina, la canta piutttosto bene, con voce non troppo bella nè personale (la sua figura è molto più interessante,come l'interprete), particolarmente efficace nelle mezze voci, ma non in zona acuta, dove il volume aumenta ma l'estensione no e dove si trovano non poche volte dei suoni asprigni e metallici.

La seconda compagnia aveva il suo punto di forza nel protagonista di Roberto de Candia che cantava benissimo e, malgrado qualche gesto in piú, risultava il più moderato del quartetto. Gustavo Bermúdez era esattamente il caso contrario: il suo Malatesta presentave una voce piccola, ancora di più per i difetti di emissione e proiezione e una dizione dove s'indovinava più di quanto non si capiva. Antonino Siragusa canta bene, ma il colore della sua voce non è stato mai quello di un Ernesto, e adesso lo si sente più nasale ancora; gli acuti sono buoni indubbiamente ma non tutti senza sforzo. Pretty Yende ha acutí da vendere e ancora più (troppa) disinvoltura scenica; ma i trilli non esistono, le mezzevoci sono piuttosto scarse, e il sovracuto più di una volta è fisso.

Jorge Binaghi

La foto del servizio è di Antonio Bofill.

 

 

 

 

 


La

Servizio di Carmelita Celi.

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Servizio di Jorge Binaghi.

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Servizio di Giuliana Cutore.

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Arena di Verona

Tosca

Servizio di Lukas Franceschini.