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EDITORIALE

22/5/2015


Die Zauberflöte

al Teatro Comunale di Bologna

Al teatro Comunale di Bologna è andata in scena una nuova produzione del singspiel tedesco Die Zauberflöte di Wolfgang Amadeus Mozart, in un particolare allestimento creato da Fanny & Alexander, bottega d'arte nata a Ravenna nel 1992. Iniziamo con una breve precisazione. Il Flauto Magico mozartiano, ultima opera del salisburghese ad essere rappresentata, contiene molteplici elementi culturali di varia estrazione. Il fiabesco-meraviglioso settecentesco (sia il flauto sia il glockenspeil hanno proprietà magiche, ma vi sono anche giovani geni e situazioni magiche), l'illuminismo (massima aspirazione dell'uomo alla saggezza e alla ragione), la massoneria (con i riti d'inizio, zone per accedere ai misteri, le invocazioni divine, particolare dedizione alla simbologia numerica), e il popolare viennese rappresentato dal Kasperl e Hanswurst (l'umile, il comico, il semplice e bonario incentrati sulla figura di Papageno). L'opera è stata rappresentata in varie chiavi di lettura, oltre a fiaba per bambini anche come racconto massonico e storia illuminista. Tuttavia, la vicenda narra l'evoluzione dell'individuo che da debole e credulone diventa saggio e sapiente attraverso il sentimento dell'amore e il superamento delle prove iniziatiche. Bisogna anche considerare la figura dell'uomo popolare nel personaggio di Papageno, che non considerando importanti le prove resta uomo semplice. Infine, la contrapposizione dei due regni, quello di Sarastro e quello di Astrifiammante, che s'invertono nel finale con il significato che il regno del sacerdote sarà quello della sapienza e dalla ragionevolezza.

Nell'allestimento presentato a Bologna, tutti questi importanti elementi non erano per nulla centrati. Fanny & Alexander ha voluto trasportare solo la parte fiabesca e rifacendosi al famoso film-opera di Ingmar Bergman, creando un racconto ideato da due bambini che giocano con la fiaba. Tutto il resto volutamente tralasciato o non focalizzato. La concezione primaria potrebbe anche funzionare, seppur non originale, ma il vuoto attorno era davvero desolante. Inoltre, nella realizzazione visiva è stata adottata la tecnica del 3D, solo in talune parti, il che rendeva noioso e snervante il continuo mettere e togliere gli appositi occhiali, i quali servivano solo per alcuni minuti di proiezioni scontate e dozzinali. Possiamo capire l'omaggio al regista svedese ma focalizzare lo spettacolo solo sulla visione dei bambini che giocano con i protagonisti come fossero marionette è riduttivo per l'opera mozartiana, mancano tutti gli altri elementi, e poi riportare il coro in platea ormai è superato, tanto abusata soluzione, il coro è una comunità come quella che frequenta il teatro. Inoltre, dobbiamo costatare che non abbiamo avuto una regia indicativa, i cantanti erano lasciati al loro istinto interpretativo, anche soddisfacente, ma non guidati da una narrazione drammaturgica, scenografia minimalista spoglia, costumi moderni con un mix di varie culture e luci sempre scure e tenebrose.

Se la parte visiva ci ha lasciato molto perplessi, se non delusi, l'apparato musicale ha risollevato le sorti. Michele Mariotti ha concertato con grande efficacia interpretativa e gusto teatrale. Assieme all'ottima Orchestra del Comunale e al puntuale Coro (istruito da Andrea Faidutti), egli ha cesellato ogni singolo momento della partitura con perizia tecnica ed estrema cura del suono che è sempre stato calibrato. Accompagnatore eccellente del palcoscenico non ha mai perso di mano i solisti, accompagnandoli con estrema cura e risultando efficace anche nei tempi sostenuti e brillanti, seppur in taluni momenti, immagino per gusto interpretativo, tendeva a rifugiarsi in una lentezza esecutiva ma sempre teatrale. Se devo fare i paragoni con Così fan tutte dello scorso anno, non posso che registrare una superiore concertazione nell'occasione odierna, notevolmente superiore. Nel cast abbiamo trovato molti nomi conosciuti e qualche gradita sorpresa a noi ignota, tuttavia, è rappresentativo che nell'insieme abbiamo avuto buoni professionisti e molto omogenei. Paolo Fanale, che salvo errori debuttava il ruolo, è stato un Tamino estatico e sognante, vocalmente preciso e con grande cura di colori e fraseggio. La Pamina di Maria Grazia Schiavo ci è parsa musicale e precisa, con voce squisitamente lirica e ben rifinita nei registri. Imponente il Sarastro di Mika Kares, autentico basso profondo precisissimo tecnicamente. La regina della notte di Christina Poulitsi, pur con una voce non prettamente drammatica, ha cantato con pertinenza le due arie, anche se nella prima era a corto d'incisività, molto più efficace nella seconda per perizia tecnica soprattutto nei picchettati. Nicola Ulivieri ha risolto benissimo il ruolo di Papageno, personaggio ormai collaudato con al suo fianco la graziosa Papagena della brava Anna Corvino. Simpaticissime e molto omogenee nel canto il terzetto delle dame composto dalle brave: Diletta Rizzo Marin, Diana Mian e Bettina Ranch. Spassoso il Monostatos di Gianluca Floris, cantante sempre raffinato, e molto positiva per incisività la prova di Andrea Patucelli quale Oratore. Menzione positiva particolare per i tre geni: Marco Conti, Pietro Bolognini e Susanna Boninsegni, del Coro Voci Bianche del Teatro Comunale di Bologna. Completavano la locandina con ottima professionalità: Simone Consolari (primo sacerdote), Cristiano Olivieri (secondo sacerdote), Carlo Alberto Brunelli (terzo sacerdote) e Luca Gallo (secondo uomo corazzato). Successo trionfale al termine per direttore e cantanti, applausi più contenuti per il team registico. Piccola nota: è stato abbastanza curioso che nelle uscite singole l'ultimo fosse Nicola Ulivieri, non credo che Papageno sia il protagonista di Die Zauberflöte.

Lukas Franceschini

La foto del servizio è di Rocco Casaluci.

 

 

 

 

 

 

 


La

Servizio di Lukas Franceschini.

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Servizio di Carmelita Celi.

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Di Fulvio Stefano Lo Presti.

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