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L'Altalena

al Brancati di Catania

Da sinistra: Massimo Leggio, Guia Jelo, Tuccio Musumeci, Filippo Brazzaventre, Luana Toscano e Miko Magistro.

L'Altalena di Nino Martoglio è senz'altro una delle commedie più amate del repertorio dialettale siciliano; cavallo di battaglia di grandi comici, viene spesso riproposta, e sempre con un notevole consenso di pubblico.

La stagione 2010-2011 del Teatro Brancati di Catania l'ha inserita nel suo cartellone, per la regia di Giuseppe Romani, e con una compagnia di attori che racchiudeva senz'altro il meglio del patrimonio attoriale isolano. Se infatti i ruoli di Ninu e Pitirru, i due garzoni di barbiere che costituiscono l'asse portante del lavoro (estremi riflessi degli zanni della Commedia dell'Arte) erano affidati a due attori del calibro di Miko Magistro e Tuccio Musumeci, le due figure femminili, Flavia e la Za ' Sara, vedevano sulla scena la brava Nellina Laganà e la poliedrica Guia Jelo, che nelle vesti della mavara, nel terzo atto, ha fornito una prova attoriale notevolissima, incatenando l'attenzione del pubblico e suscitando una schietta ilarità.

La composta classe di Filippo Brazzaventre, nel ruolo di Neli, ha tratteggiato con estrema attenzione i momenti più “seri” dalla commedia, frenando e temperando la sanguigna recitazione di Massimo Leggio (Mariddu) e gli irancondi fremiti di Emanuele Puglia (‘Gnaziu), ma trovando anche accenti amorosi nei dialoghi con Luana Toscano, una dolce ma all'occorrenza nerboruta Ajtina.

Brazzaventre è riuscito con classe anche a piegarsi al ruolo di spalla nei gustosissimi terzetti comici con Musumeci e Magistro, irresistibili entrambi, e la cui mimica esilarante ha scatenato l'entusiasmo del pubblico, sia nel primo atto, quando i due garzoni si divertono a prendere in giro uno sprovveduto avventore impersonato da Santo Pennisi, sia soprattutto nel terzo, dove la prorompente personalità di Guia Jelo ha buttato benzina sul fuoco di una comicità davvero travolgente.

E l'aspetto più interessante e valido de L'Altalena riproposta dal teatro Brancati è stato proprio l'aver “curato” tutta la compagnia con una oculata distribuzione dei ruoli, evitando, come purtroppo spesso accade con lavori del genere, di costruire lo spettacolo solo su uno o due attori, trascurando gli altri personaggi, con conseguenti “cadute” di livello che, se poco giovano ai protagonisti, non giovano affatto al tenore complessivo ed alla qualità della rappresentazione.

Qui invece la compagine ha funzionato egregiamente, permettendo di emergere comunque sia a Musumeci che a Magistro, ma anche di creare una coesione teatrale davvero rara per una commedia dialettale. L'attenta e misurata regia di Romani ha completato l'opera, insieme alle classiche scene e ai variopinti costumi di Giuseppe Andolfo e alle eleganti musiche di Carmen Failla.

Giuliana Cutore

24/2/2011

Le foto del servizio sono di Giuseppe Messina.