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Ermafrodite Armoniche

Il contralto nell'Ottocento

Sigmund Freud designava con il termine Unheimliche (perturbante) tutto ciò che da un lato inquieta, turba, crea disagio ma nello stesso tempo seduce, trascina e risucchia con sempre maggiore forza verso territori tanto ambigui quanto vagamente desiderabili. Se dovessi immaginare, come un Ulisse redivivo legato all'albero maestro di una nave bistrattata dalle tempeste, il mitico gorgheggio di sirene tentatrici e ammaliatrici, lo immaginerei senz'altro in voluttuosa chiave di contralto. Non a caso il magnifico saggio di Marco Beghelli e Raffaele Talmelli Ermafrodite Armoniche. Il contralto nell'800, edito da qualche mese dalla casa editrice Zecchini di Varese, prende il suo incipit proprio dalla lirica del 1849 Contralto, dello scrittore e poeta francese Théophile Gautier, tradotta in italiano con raffinata eleganza dallo stesso Marco Beghelli: “Quanto mi piaci, o timbro strano!Suono doppio, uomo e donna a un tempo,Contralto, bizzarra mescolanza,Ermafrodito della voce!Ecco Romeo, ecco Giulietta,Che cantano con una sol ugola,Il colombo roco e la capinera Appollaiati sullo stesso roseto…”.

A scatenare l'estro creativo del Gautier avranno senz'altro contribuito da un lato l'ascolto di valide voci contraltili, come quella della moglie Ernestina Grisi (sorella del mezzosoprano Giuditta e del soprano Giulia) e di Marietta Alboni; dall'altro l'osservazione di una scultura esposta al Louvre di Parigi, l'Ermafrodito dormiente, copia romana di un originale attribuito a Policle. Un cortocircuito semantico rimbalzante dall'ambiguità sessuale all'ambiguità vocale della più scura delle voci femminili, voce di confine con la contigua voce maschile di tenore.

Le modalità di tale voce “ambigua” furono ottenute in periodo barocco artificialmente, mediante la pratica della castrazione, tant'è che sono rimasti celebri nella storia della musica gli “evirati cantori” come Marc'Antonio Pasqualini (detto Streviglio), Gioacchino Conti (detto Gizziello), Giovanni Francesco Grossi (detto Siface), Carlo Broschi (detto Farinelli).

La diligente e circostanziata analisi di Marco Beghelli e Raffaele Talmelli sulla voce di contralto, pur concentrata sulla vocalità ottocentesca, apre anche spiragli su tutta la storia del melodramma, ricostruendone in parte il suo periodo aureo (sei-settecentesco) e quello di decadenza nel quale confluirà nella consuetudine, fra la fine dell'ottocento e gli inizi del 900, di adeguarsi al repertorio del mezzosoprano: “…la voce del mezzosoprano – ben spesso sovrapponibile per estensione a quella del contralto, ma di colore molto più omogeneo nell'intera gamma, con acuti molto sonori e senza le poderose risonanze di petto al grave – finì col sostituire rapidamente quella che doveva oramai venire considerata una vocalità poco ortodossa…”. Non mancano neanche delle incursioni in campo fisiologico con spiegazioni delle varie posture della laringe per dar luogo a “falsetti”, a “Twang”, ad “intubazioni”.

L'appassionante volume fornisce altresì una carrellata storico-biografica dei più famosi contralti: dalla Malibran alla Colbran, dall'Alboni alla Viardot, per arrivare a quelli novecenteschi e contemporanei fino al capitolo dal singolare ed esplicativo titolo Ad Callas celebrandam, dedicato alla leggendaria “voce multipla” (così definita da Giacomo Lauri Volpi) della grande cantante americana d'origine greca. Il saggio, corredato anche da un prezioso CD contenente rare registrazioni di brani eseguiti dai più grandi contralti dall'inizio del Novecento ai nostri giorni, utilizza anche un vario e ricco materiale iconografico e fotografico che ne accresce il suo valore di documentazione storica e musicologica.

Giovanni Pasqualino

18/9/2911