RECENSIONI
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Bruxelles

La giovane scuola in concerto

 

Daniela Barcellona

Le opere in versione di concerto vengono presentate quasi sempre, e in questa stagione a maggior ragione, al capiente Palais des Beaux Arts, la principale sala sinfonica della città. Il titolo scelto quest'anno è stato Adriana Lecouvreur, piuttosto raro qui, e non si dimentichi l'accanimentro contro il ‘verismo' del famoso Mortier, che arrivava a criticare l'Opéra de Paris per ‘darla vinta' alla Freni e programmare quest' opera scadente . A pensarci bene, se proprio c'è un titolo difficile da immaginare senza un allestimento qualsiasi, è proprio questo, e invece abbiamo avuto una versione tutto sommato buona o perfino molto buona.

La colonna portante è stata la concertazione di Evelino Pidò con l'orchestra del Teatro in un lavoro notevole di entrambi le parti. Buono, se non troppo impegnativo, l'intervento del coro, preparato da Martino Faggiani. I comprimari erano molto a posto nei loro piccoli ruoli. Roberto Frontali si esibiva nei panni di Michonnet, magari un po' caricato in certi accenti e nella gestualità – tutti cercavano di far capire la vicenda al pubblico, sopratitoli compresi – ma cantato molto bene. Lodevole il Principe di Carlo Cigni e bravissimo il malefico Abate di Raúl Giménez, oggi imprescindibile in questo tipo di ruoli. Leonardo Caimi ha un buon materiale, molto interessante anche se il timbro non risulta sempre ben messo a fuoco, ma dalla sua c'è un fraseggio molto sfumato. Proprio questo manca alla protagonista di Lianna Haroutounian, voce importante sempre portata a imporsi a tutti i costi e a cantare quasi tutto forte, mentre i suoni filati brillavano per la loro assenza; peggio ancora, gli importanti momenti di conversazione o di recitazione erano assolutamente manierati, impersonali e poco felici. Formidabile invece Daniela Barcellona, una feroce Bouillon con la voce e i gesti molto adatti al personaggio.

Pubblico attento e festante in una sala non proprio piena.

Jorge Binaghi

22/2/2016