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EDITORIALE

29/6/2022


Brian Havergal

nel 50° anniversario della morte

Fra le figure poco conosciute o forse sarebbe meglio dire ingiustamente dimenticate della storia della musica va ricordato l'inglese Brian Havergal, di cui quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte, artista nel quale la vulcanica, prorompente e a dir poco strabiliante creatività compositiva si mostra felicemente in connubio con un carattere umano dove prevalgono modestia, riservatezza, discrezione e semplicità.

Nato a Stoke on Trent nello Staffodshire il 29 gennaio del 1876 ebbe come primo nome William al quale preferì Brian, nome adottato da una famiglia di musicisti locali che componevano inni religiosi. La sua famiglia operaia non gli permise di condurre studi musicali regolari per motivi economici, per cui la sua educazione fu discontinua e prevalentemente svolta da autodidatta. In ogni modo riuscì a suonare come organista nelle chiese e nel 1895 rimase molto suggestionato da un concerto di Edward Elgar e dallo spettacolo The King Olaf, al punto che da allora si interessò sempre più alla musica classica scoprendo musicisti come Richard Strauss e Grancille Bantock, del quale divenne grande amico. Ebbe anche inizio, in tale periodo, la sua attività compositiva.

Fra le sue prime creazioni ebbe un discreto successo English Suite composta fra il 1902 e il 1903 che venne presentata alla Royal Albert Hall di Londra. In seguito fu notato e sostenuto economicamente dal magnate Herbert Minton che a partire dal 1907 lo sollevò da ogni impegno nel sociale permettendogli di dedicarsi totalmente ed esclusivamente all'attività compositiva. Nel corso della sua lunga vita, morì il 28 novembre 1972, compose musiche di ogni genere ma la forma che lo attrasse di più fu la sinfonia, tant'è che egli ne scrisse ben 32 e fra esse particolare menzione merita la n. 1 in re minore detta The Gothic, con l'intento programmatico di descrivere appunto l'età gotica (dal 1100 circa al 1500). La sinfonia, scritta fra il 1919 e il 1927, si presenta come un lavoro davvero ciclopico strutturato in due parti e sei movimenti, la prima parte solo strumentale con tre movimenti e la seconda parte pure in tre movimenti ma con l'aggiunta di cori (voci miste e voci bianche).

La parte prima è l'interpretazione da parte di Brian del Goethe's Faust (Faust era anche una persona, che voleva ampliare le sue conoscenze) e quindi parte da una citazione di Faust: "Colui che si sforza sempre con tutte le sue forze, l'uomo che possiamo redimere". Consiste di tre sezioni: Allegro assai, Lento espressivo e solenne, Vivace. Tale parte, interamente strumentale, si avvale di un'ampia orchestra.

La parte seconda è praticamente un Te Deum che richiede circa il doppio del tempo della parte prima. Anche quest'ultima parte si avvale di tre sezioni: Te Deum Laudamus (Allegro moderato), Judex crederis esse venturus (Adagio solenne e religioso) e Te ergo quaesumus (Moderato e molto sostenuto). I quattro solisti (Soprano, Alto, Tenore, Basso), i quattro cori misti, il coro dei bambini e l'orchestra sono attivi durante quasi tutta la sezione. In più nella composizione è prevista anche un'orchestra che suona "fuori scena". L'intera partitura, dedicata a Richard Strauss, venne eseguita nella sua integralità per la prima volta alla Royal Albert Hall nel 1966. The Gothic simphony viene tutt'oggi e a giusto titolo considerata la più lunga sinfonia di tutta la storia della musica occidentale, infatti dura poco meno di due ore.

Brian Havergal nel 1898 si era sposato con Isabel Priestley e dal loro matrimonio erano nati ben 5 figli che pesavano non poco sulle sue condizioni economiche, sempre alquanto precarie. In seguito la sua relazione con la domestica Hilda Mary Hayward diventò tanto seria al punto che nel 1933 lasciò la prima moglie per sposarla e con lei mise al mondo altri 5 figli. Pare che il senso del dovere nei confronti delle due famiglie da mantenere fu tanto forte e tanto stringente che determinò la sua totale e assoluta dedizione alla composizione musicale durata fino alla fine della sua lunga esistenza. Per usufruire di ulteriori introiti economici fece anche il critcio musicale della rivista Musical World di Manchester e di altre riviste del settore.

Compose, oltre le 32 sinfonie, l'opera The Tigers (1918); la fiaba tragicomica Turandot (1951); l'opera Agamennon (1971). Scrisse anche 30 cori con accompagamento di pianoforte, musica vocale con orchestra, vari poemi sifonici, musiche da camera e musiche sacre. Auspichiamo che anche in Italia venga eseguita quantomeno qualcuna delle sinfonie dell'originale e creativo compositore britannico.

Ricordiamo infine che nel 1975 nel Regno Unito è stata costituita The Havergal Brian Society che promuove la diffusione, la conoscenza e l'approfondimento delle opere del compositore, raccogliendo anche vari autografi e cimeli. Inoltre nel 1997 l'associazione ha dato vita, presso'Università di Bristol, a un archivio che raccoglie gli originali di centinaia lettere del compositore ad amici e conoscenti e viceversa di missive a lui indirazzate nel corso della sia vita.

Giovanni Pasqualino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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