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direttore editoriale Giovanni Pasqualino editeoreedito_


 

 

 


 

EDITORIALE

11/8/2022


Carmen

al Teatro Antico di Taormina

La Carmen di Georges Bizet, libretto di Henry Meilhac e Ludovic Halévy, prodotta dal Coro Lirico Siciliano guidato dal suo presidente Alberto Maria Munafò e dal suo direttore artistico e musicale Francesco Costa nell'ambito della rassegna del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, che si svolge sotto l'alto patrocinio del Parlamento Europeo e di altre importanti istituzioni, è stata rappresentata con buon consenso di pubblico presso il Teatro Antico di Taormina il 9 agosto 2022. La performance del dramma lirico in quattro atti, tratto dalla novella di Prosper Mérimée, è stata preceduta da quella di debutto del 6 agosto avvenuta presso il Teatro Antico di Siracusa e si concluderà il 12 al Teatro Antico di Tindari.

Uno dei primi giudizi entusiastici sul capolavoro di Bizet lo espresse il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che fra l'altro annotò: “Con quest'opera si prende congedo dall'umido settentrione, da tutte le brume dell'ideale wagneriano. Già l'azione se ne sbarazza. Di Merimée conserva ancora la logica nella passione, la linea diretta, la ‘dura' necessità; possiede anzitutto ciò che è proprio dei paesi caldi, la secchezza dell'aria, la sua ‘limpidezza'. Eccoci, in ogni senso, sotto un altro clima. Un'altra sensualità, un'altra serenità si esprimono qui. Questa musica è gaia; ma non d'una gaiezza francese o tedesca. La sua gaiezza è africana; la fatalità vi aleggia sopra, la sua felicità è corta, improvvisa e senza pietà. Invidio Bizet perché ha avuto il coraggio di questa sensibilità, una sensibilità che finora non aveva trovato espressione nella musica dell'Europa civilizzata, voglio dire questa sensibilità meridionale, bronzea, ardente…”

La versione curata dal Coro Lirico Siciliano, presentata nella sua versione originale, avvenuta all'Opéra-Comique di Parigi nel lontano 3 marzo del 1875 e che si avvaleva di recitativi parlati, ha impegnato nel suo complesso circa 200 artisti fra solisti, cori, corpo di ballo e orchestra.

Il mezzosoprano serbo Milijana Nikolic nel ruolo eponimo, dopo un inizio alquanto poco determinato, ha trovato maggior sicurezza ed è riuscita a imprimere al suo personaggio, sia da un punto di vista vocale che scenico, una crescente passionalità e veemenza (molto convincente è stata l'ammaliante esecuzione della Seguidilla ). Il soprano francese Heloise Koempgen (Micaela) ha dato prova di una tecnica sicura e di un controllo attento del ricamo melodico specialmente nell'aria “Je dis que rien ne m'épouvante” eseguita con bel garbo e delicata grazia. Il tenore spagnolo Eduardo Sandoval (Don Josè) si è destreggiato nella tessitura del suo personaggio in modo accettabile non riuscendo tuttavia a evitare qualche asprezza nelle zone acute. Il baritono Alessio Verna (Escamillo) ha evidenziato una ben assestata timbratura vocale che però non arrivava a trovare un veicolo certo e sicuro nel suo fraseggio non sempre omogeneo e lineare. Da segnalare l'ottima interpretazione offerta da Leonora Ilieva (Frasquita), Licia Toscano (Mercedes), Rosario Cristaldi (Remendado) e Federico Parisi (Dancairo) nel quintetto del secondo atto “Nous avons en tête une affaire” eseguito, assieme alla protagonista, in modo corretto e impeccabile. Buone anche le interpretazioni offerte da Tetsuji Yamaguchi (Morales) e Eugenio Maria Degiacomi (Zuniga).

Il coro Lirico Siciliano, preparato con la consueta puntualità e meticolosità dal maestro Francesco Costa, ha confermato le sue doti foniche che oramai appaiono come le sue caratteristiche peculiari: ampia tavolozza di chiaroscuri, ricca dinamica sonora, agogica sempre accurata e rispettosa della partitura. Appropriata la partecipazione del coro di voci bianche “Note colorate” di Messina diretto da Giovanni Mundo.

La regia di Anna Aiello è riuscita a ben connettere e compenetrare il golfo mistico col palcoscenico, riuscendo a relazionare, con uniformità e coerenza, musica, azione scenica, movimenti cinetici, balli e mimiche corporee. Insomma una regia avvincente e congruente che ha saputo prendere le dovute distanze dalle sconclusionate e demenziali regie moderne di tanti suoi giovani colleghi. Eleganti, raffinati, agili briosi e dinamici sono stati gli interventi del balletto spagnolo flamenco di Murcia e le coreografie di Matilde e Carmen Rubio collaborate dalla compagnia di Grazia Maugeri.

L'orchestra Filarmonica della Calabria diretta dal maestro Filippo Arlia ha eseguito l'intera opera in modo composto e ordinato, anche se le sonorità nel loro complesso risultavano alquanto sbilanciate poiché l'esiguità della sezione degli archi veniva sovente sovrastata dalle sezioni dei fiati (sia legni che ottoni) che da quella delle percussioni. Calorosi gli applausi del nutrito pubblico convenuto all'evento.

Giovanni Pasqualino

 

 

 

 

 

 


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