RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Il Naso

al Teatro Sociale di Trento

La stagione “Oper.A 20.21” dell'Orchestra Haydn di Trento e Bolzano si è conclusa con una grande esecuzione dell'opera Nos (Il naso) di Dmitrij Šostakovic al Teatro Sociale. Opera di rarissima esecuzione, almeno in Italia, Il Naso è uno spartito che sorprende per la maestria musicale del compositore, considerando che è la prima opera lirica e che aveva solo ventiquattro anni. Šostakovic è oggi considerato un pilastro della musica non solo russa ma del ‘900, gli albori furono molto promettenti ma la sua vita non fu sempre costellata da successi e acclamazioni, vari problemi con il Partito Comunista Russo influirono alternativamente sulla sua produzione. Il Naso fu rappresentato il 12 gennaio 1930 al Teatro Malij di Leningrado, Šostakovic era già conosciuto, dopo la sua prima sinfonia, come il più singolare musicista della nuova generazione sovietica. Egli decide di comporre un'opera su un testo di un autore contemporaneo ma non trovandolo si serve di un soggetto ottocentesco di Nikolai Gogol'. Nel racconto è evidente la sferzante ironia con cui lo scrittore aveva criticato il regime reazionario zarista, la stessa incentrata sulla polemica antiburocratica si ritrova in tutte le epoche ma soprattutto al primo decennio rivoluzionario del XX secolo. Il racconto rielaborato in tre atti e un epilogo, al quale contribuiscono letterati come Gorni Jonin, Alexander Preiss ed Evgenij Zamjtin oltre allo stesso Šostakovic, è rigorosamente in linea con la concezione satirica. In sintesi: Kavaliov un brutto mattino si sveglia senza naso, il quale è visto nella cattedrale in vesti di Consigliere di stato. Kovaliov è rovinato, non potendo da bravo funzionario fare carriera e trovarsi una buona moglie se privo di naso, cioè il fiuto. Avvincenti avventure si susseguono fino a quando, senza motivo apparente, il naso torna al suo posto, e il protagonista può dirsi felice, corteggiando ragazze e interloquendo con burocrati suo pari. Il senso ironico, anche se non si ride pienamente perché tragicommedia, si sviluppa in uno spezzettamento di scene rapidissime, facendo entrare con irrequieta velocità un'interminabile stuolo di personaggi in parte stralunati. Ma sarà la musica contemporanea di Šostakovic che rileva l'ironia e l'azione, gettando le basi del teatro moderno anni '30. Anche la musica è caratterizzata da un ritmo incalzante, dodici quadri per circa due ore con orchestra da camera, vi sono citazioni della classica tradizione, del jazz e una sequenza di effetti moderni, anche un pianoforte in buca, contraddistinti da ritmo, tempismo drammatico, atonalità, forti dinamiche timbriche, stile di canto estremo (anche la polifonia), cui si aggiungono strumenti inconsueti come la domra, la balalaika e il felxaton. Un autentico gioiello musicale sia per genialità sia per originalità.

Lo spettacolo, una coproduzione con Neue Oper Wien e CAFe Budapest Festival Mupa, era firmato da Matthias Oldag, il quale immagina un luogo astratto per identificare l'attualità della vicenda. In tale ottica abbiamo trovato una scena magra con elementi chiari che focalizzano i molteplici quadri nei quali la drammaturgia accuratissima nella recitazione trova una perfetta teatralità d'avanguardia valorizzata dalla bravura degli interpreti e dall'intuito del regista, ottimo coordinatore della scena. Stravaganti ma azzeccati i costumi di Frank Fellmann, il quale firma anche la scena. Straordinario l'apporto di Norbert Chmel, curatore delle luci, che svolge un lavoro portante nello spettacolo realizzando atmosfere surreali, talvolta comiche o drammatiche.

Non è superlativo affermare che la resa musicale è stata eccezionale sotti tutti i punti di vista, e sarebbe quasi ingiusto fare dei distinguo ma lodare il lavoro d'insieme di coro, orchestra e solisti, ma alcune puntualizzazioni sono doverose. Walter Kobéra guida in maniera esemplare un Orchestra Haydn di Bolzano e Trento in forma splendida per duttilità, precisione e professionalità. Il direttore da par suo regge un ritmo per tutta l'opera di ragguardevole precisione, avendo intuito musicale di cambiare rapidamente stile nelle variegate pagine della partitura, la quale è stata altamente valorizzata e sviscerata nelle sue dinamiche più nascoste.

Il coro Wiener Kammerchor, Michael Grohotolsky, coglie in quest'esecuzione una delle sue massime realizzazioni professionali, per precisione tecnica e bravura musicale. Da mozzafiato il pezzo a cappella eseguito nella seconda parte. Inoltre, tutti partecipavano all'esecuzione interpretando i tanti piccoli ruoli dell'opera.

Cast con interpreti internazionali, ai quali innanzitutto va il plauso per una recitazione straordinaria. Il protagonista Platon Kuz'mic Kovalev era interpretato dal valido Marco Di Sapia, dalla bella voce sonora e bravo fraseggiatore. Igor Bakan era un divertente barbiere e istrionico viaggiatore, Pablo Camellese, commissario di polizia, e Lorn Wey, Ivan, molto autorevoli nelle difficili parti loro affidate. Consensi anche per gli altri interpreti: Alexander Kaimbacher (il naso), Tamara Gallo (Pelagia Podtocina), Ethel Merhaut (figlia di Pelagia), Megan Kaths (Praskov'ja), Georg Klimbacher (funzionario e dottore), Francis Tojar (mendicante e cocchiere).

Una grande esecuzione i cui elogi saranno sempre inferiori alla vera difficoltà dell'esecuzione e alla bravura di tutti. Peccato che il Teatro fosse occupato da un pubblico molto esiguo, questo abbastanza prevedibile, ma il successo tributato è stato caldo e sincero.

Lukas Franceschini

29/4/2016

Le foto del servizio sono state cortesemente fornite dall'ufficio stampa della fondazione Haydn di Trento e Bolzano.