La musica di Giorgio Federico Ghedini
nell' interpretazione del Trio Vasari 
Di questa incisione che vede interprete il Trio Vasari - con Sara Pastine (violino), Natania Hoffman (violoncello) e Giulia Contaldo (pianoforte) in un programma monografico rigorosamente ghediniano dal titolo Chamber Works for Violin, Cello and Piano per la casa discografica Da Vinci Classics - si possono dire molte cose già sulla scelta del nome tutelare. Infatti se l'eclettico Giorgio Vasari (Arezzo 1511 - Firenze 1574), nelle Vite dei più eccellenti architetti pittori et scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri (1550) traccia diverse biografie di artisti vissuti tra i secoli XIII - XVI contribuendo, in alcuni casi, a salvarli dall'oblio, allo stesso modo l'ensemble sembra perseguire un medesimo obiettivo: far rivivere, attraverso il loro suono e le vivide interpretazioni, le opere dei compositori di epoche diverse. Questa correspondance trova conferma nel curriculum all'interno delle ampie note esplicative curate da Flavio Menardi Noguerra e chiarisce aspetti utili anche per far conoscere a molti Giorgio Federico Ghedini (Cuneo, 1892-Genova, 1965).
Ma prima di accennare al compositore torinese esiste un'altra coincidenza tra Vasari e il complesso cameristico: quest'ultimo sceglie come luogo di incontro artistico Firenze, la stessa città in cui il celebre aretino, attraverso varie committenze, a partire dal 1554 per la famiglia dei Medici e non solo, realizza importanti opere architettoniche e pittoriche. Con queste premesse sarebbe veramente lodevole immaginare questo lavoro discografico all'interno di un percorso di ricerca utile alla definizione del canone compositivo italiano nei repertori cameristici.
Un CD su alcuni lavori di un musicista capace di inserirsi in una sorta di renaissance della musica italiana del Novecento assume anche l'auspicio che vedano la luce altre opere ancora inedite. Pertanto lasciamoci guidare dalle tre musiciste in questo programma che caratterizza circa un trentennio della produzione ghediniana (1915-1946). Esso è organizzato secondo un'architettura che ricorda strutture formali bartokiane, anziché scegliere un excursus cronologico e, allo stesso tempo, talvolta più evoluto rispetto alle accezioni semantiche come nel caso dei due Intermezzi in cui, alla conclusione di questo itinerario sonoro, possono intendersi come fase di transizione tra l'arte del maestro e i pensieri scaturiti da parte dell'ascoltatore.
Infatti, se all'inizio troviamo i Sette ricercari per violino, violoncello e pianoforte (1943), una delle partiture più interessanti, a chiudere vi sono Due intermezzi per violino, violoncello e pianoforte, opera giovanile (1915), ovvero di poco successiva al conseguimento del diploma in Composizione al Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna (1911). A seguire la successione dei brani troviamo, quasi in funzione di perno, i Canoni per violino e violoncello (1946); l'Elegia drammatica per violino e pianoforte (1930) e l' Elegi a per violoncello e pianoforte (1923) in cui l'inventio apre a forme più contrappuntistiche ove le polifonie si traducono in intime e poetiche conversazioni tra le musiciste.
Sbirciando con le ‘orecchie' tra queste pagine cameristiche non sfugge inoltre come Ghedini a tratti aneli a voler definire sempre più la sua identità compositiva senza rinunciare alle antiche forme strumentali del nostro passato con una scrittura che guarda ad esempi come il doppio coro di ascendenza gabrieliana o al concerto barocco, sicuro di sfuggire dalla transitorietà per proiettarsi ad aeternum.
Pertanto in tale proposta discografica, oltre a percepire ferrea dottrina compositiva, pervade quel lirismo rintracciabile nel giudizio formulato da Andrea della Corte, grande sostenitore del giovane compositore, nel Doppio quintetto per archi e fiati con l'aggiunta di arpa e pianoforte che gli aveva fatto vincere un concorso (1922) dichiarando che il «primo premio […] rappresenta una sua affermazione ed una sua conquista». Poi il critico e musicologo, attingendo a Dante, aggiunge: «si può dire che egli esca dal pelago alla riva […] In questo giovane lavoratore della musica si delineano, ora, i primi sbocci di una musicalità lirica. Ed è questa la sua conquista».
Ma la luminosa interpretazione del Trio Vasari restituisce altresì la felice fattura costruttiva dei singoli brani che esprimono l'alto artigianato del musicista piemontese e la sua profonda conoscenza della strumentazione derivante anche dall'aver studiato organo, pianoforte e violoncello.
Ascoltando attentamente non è difficile cogliere nitidi fraseggi, respiri, ricerca della qualità del suono et alia che le tre interpreti, grazie all' unità di intenti, riescono a proporre all'interno di un'intima ed edificante conversazione. Non si può tacere, inoltre, l'apprezzamento della scelta di opere di non comune circolazione oltre alla lettura più moderna ed audace di questi repertori che, nella produzione di Ghedini, fanno cogliere agevolmente il dialogo tra memoria e contemporaneità.
Salvatore Dell'Atti
30/6/2026
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