RECENSIONI
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Il Turco approda finalmente a Barcellona

Non sembra vero, ma se Il Turco in Italia era arrivato presto a Barcellona (un teatro che da tanto non esiste più) e poi era stato ripescato poco fa in recite estive all'aria aperta, le porte del Liceu non si erano mai aperte per lui. Onore quindi al Teatro che ha saputo porre rimedio a siffatto errore. E l'ha fatto anche complessivamente bene, o molto bene, puntando su una compagnia di canto se non proprio omogenea molto affiatata, e facendo ricorso a uno spettacolo visto a Monaco di Baviera per la regia di Christof Loy che, pur con qualcuno dei suoi inevitabili manierismi, ha dato il meglio di sé, ha fatto ridere e ha visto giusto in parecchi momenti (se poi Selim è il più napoletano di tutti, se don Narciso è piuttosto un ragazzo rockettaro che diventa un intraprendente uomo d'affari nell'ultima scena, se Fiorilla e molto di più di una civetta, e Zaida nel rivedere Selim va subito a letto, saranno tutti segni del nostro tempo ma non sempre condivisibili... come la festa-orgia in maschera con dei travestiti).

Il coro è stato un altro elemento attivo benché meno brillante che altre volte (sempre preparato da J. Luis Basso). L'orchestra suonava bene (non benissimo perchè c'è sempre qualche piccolo problema), ma la direzione di Víctor Pablo Pérez non era quella di un rossiniano doc, si dica quel che si voglia dire: mancava di finezza e di ironia, la musica non scintillava, i tempi e le dinamiche – ad esempio, nel arrivo del turco e nei concertati – non spiccavano per niente e non parliamo poi dei celebri crescendi – già dalla sinfonia si sentiva piuttosto qualcosa di meccanico che faceva pensare qualche volta perfino a un Verdi opaco.

Promettente Albert Casals (Albazar), corretta (più disinvolta dal punto di vista scenico che da quello puramente vocale) Marisa Martins (Zaida), divertente e padrone dei recitativi Renato Girolami (che però un basso non è, buffo o non buffo); Don Narciso, di voce piccola e non bella ma eccellente attore e discreto cantante (con qualche problema nell'estremo acuto) era David Alegret. Forse è la volta che ho trovato più interessante (sebbene l'impostazione degli acuti non sia sempre perfetta e il grave – malgrado il timbro scuro – risulti scarso) Nino Machaidze nei panni di Fiorilla (la sua gravidanza, molto evidente, aggiungeva ancora un po' di pepe alla pepatissima protagonista). Bravissimo Ildebrando Darcangelo (Selim), indubbiamente la voce più affascinante di tutte e padrone del palcoscenico. Ma la prova più completa veniva da Pietro Spagnoli, per fortuna molto a suo agio nei panni di Prosdocimo, la più perfetta delle sue prestazioni, maestro nei recitativi, ottimo canto e interpretazione maiuscola.

Jorge Binaghi

23/5/2013

Le foto del servizio sono di Antonio Bofill.